Come però credo che sia giusto che sia, i gusti di ognuno di noi sono diversi e perciò ci sono stati piatti che ci hanno entusiasmato ed altri che invece ci hanno convinto meno.
Mi sembrava di essere alle nozze di Cana!
Emozioni dalla Tavola e dalla Cantina. .... Mangiare e bere non è solo nutrirsi e dissetarsi, è anche provare emozioni, quando poi trovi qualcuno che queste emozioni te le fà esplodere, allora sfiori il paradiso!
Abbiamo iniziato con un Franciacorta, ho insistito per berlo all’inizio perché avrei ben immaginato della triste figura che avrebbe fatto dopo gli altri presenti nel secchiello!
Vezzoli Nefertiti 2003 Dosaggio Zero.
A me piace molto, forse uno dei migliori franciacorta che io abbia mai bevuto, senz’altro il migliore nella fascia di prezzo sotto i venti euri.
Colore giallo paglierino carico, perlage molto fine, al naso una bella crosta di pane e lievito, poi fiori e mela. In bocca una gasatura leggerissima, mi pareva quasi un Saten, discretamente fresco, un bel corpo ed abbastanza persistente.
Champagne A.Jacquart & Fils 1996 Blanc de Blanc Brut.
Veramente buono! Colore oro carico, perlage più importante e persistente, bella schiuma che sparisce molto rapidamente. Un dosaggio leggero ed equilibrato rende grazia ad un grande vino in un ottima annata.
Champagne Isselé Pere et Fils Blanc de Blanc Brut N.V.
MORTO !!!! Grave danno al vino, probabilmente dovuto alla sclerotizzazione del tappo. Fatto stà che era totalmente fermo, buona la base di vino, ma così è decisamente non valutabile.
Mersault Poruzots 2005 Francoise et Antoine Jobard.
Colore giallo carico, al naso una espolosione di profumi, principalmente di frutta gialla e matura, io ci ho sentito anche una bella banana anche se non è stata percepita dagli altri! J In bocca è caldo, avvolgente, una enorme persistenza ed un corpo importante.
Chassagne-Montrachet Dent de Chien 2006 Morey-Coffinet.
Giallo paglierino scarico, al naso, più chiuso del Mersault, ho trovato più fiori che frutta, in bocca una bella freschezza equilibrava l’alcol ed il corpo, molto persistente anche questo.
Corton-Charlemagne Bonneau du Martray 1994.
Quando si dice un grande di Borgogna! Colore oro pallido, al naso un bouquet di profumi ampio ed eterogeneo, su tutti ci ho trovato pesca, albicocca ed ananas. In bocca ancora bello fresco, con un bel corpo ed una boccata avvolgente, infinito!
Lopez de Heredia Viña Tondonia Riserva 1981.
Colore oro carico, al naso ed in bocca era un “risotto ai funghi porcini”. E’ stata la prima volta in vita mia che mi sono trovato davanti un vino con queste caratteristiche, non di età, ma di profumi e sentori. Molto piacevole alla beva, grazie anche ad una bella acidità residua ed un discreto corpo, ma queste sensazioni di funghi e sottobosco, non le avevo mai trovate in un vino bianco. Detto da chi lo ha portato ha anche un ottimo rapporto q/p, perciò IMHO, è da ricercare!
Dr.F.Weins-Prüm Graacher Domprobst Mosel Riesling Auslese 2009.
Giallo paglerino con riflessi leggermente verdognoli. Belli gli idrocarburi che ti esplodono al naso, lunghi e persistenti. In bocca è fresco, caldo ed avvolgente, un leggero residuo zuccherino lo fa spettacolare con la robiola di Roccaverano che ci abbiamo abbinato, ma comunque non dolcissimo.
Fattoria Zerbina Pietramora 1998.
Bottiglia degustata alla cieca! Mai avrei detto che fosse stato un sangiovese! Mai avrei detto che fosse stato un vino di quasi 13 anni! Colore carico, quasi violaceo, profumi di frutta rossa fresca, frutti di bosco anche in bocca. Io ero convinto che fosse stato un qualche Merlot. Enorme lo stupore alla apertura della maschera.
J.M.Boillot La Truffiére 2001 Shiraz Languedoc.
Un vino buono! Pronto da bere anche da subito, si conferma ottimo dopo dieci anni di affinamento. Ottimo per l’abbinamento con carni rosse alla griglia ha un rapporto q/p strepitoso!
Last, but not least: Champagne Pierre Péters Les Chétillons 2002 Cuvée Spéciale Blanc de Blanc Gran Cru.
Giunto ultimo perchè arrivato materialmente alla fine, ma non potevamo lasciare inbevuto queste grandi, enormi bollicine, in senso figurato, non effettivo! Colore giallo carico, un bel perlage fitto e persistente, dosaggio equilibrato e corretto. In bocca è fresco ed esuberante, riempie la bocca con la sua vinosità e dura all’infinito!
Provato, lo scorso Venerdì, il nuovo corso dell’ex Enoteca Parenti, ora Uniauino.
Il locale, pieno in tutti i posti, non è mutato molto dalla prima versione, un nuovo colore alle pareti, qualche quadro e nuovi lampadari, per il resto è un po’ come prima.
Il personale pieno di energia si prodiga dietro al banco e tra i tavoli con molta cortesia e preparazione.
Un primo esame agli scaffali evidenzia la scelta di proporre vini non usuali, e questo è un bonus, almeno per me, perche sono ormai stanco di trovare gli stessi vini un po’ dappertutto. Spero per loro che paghi perché comunque ho udito qualche lamentela, ma và detto che, anche se Castel San Pietro si spaccia per “città”, è e rimane un paese dove la cultura enologica è quanto mai ristretta ed atrofizzata, ed i “paesani” sono persone che fanno molta fatica a esplorare nuove vie, preferiscono la vecchia e sicura etichetta alla nuova incognita esperienza.
Passiamo quindi a sederci al tavolo dove continuiamo a bere lo champagne che avevamo scelto per l’aperitivo: Bernard Pertois Blanc de Blanc a Mesnil sur Oger, un ottimo vino che ancora non conoscevo, colore oro vivo, perlage finissimo ed in bocca una punta di evoluzione che ottimamente si sposa con il mangiare.
Cominciamo con un benvenuto : Cavolo e melanzana con alici e capperi, veramente stuzzichevole che fa venir fame.
A seguire io ho ordinato una battuta di manzo di razza Granda Piemontese di Zivieri con uovo a bassa temperatura, olive e capperi, sul fondo un pizzico di sale rosa dell’Himalaya. Veramente fantastica la qualità della carne e, se ben dosato, ottimo l’abbinamento con uovo , olive e capperi.
Come primi abbiamo scelto io dei ravioli di patate con spuma di uovo e zafferano con crostini di pancetta e Manuela una lasagna aperta con ragù di coniglio in bianco.
I ravioli riportavano un sentore di carbonara, forse per l’uovo e la pancetta, ma nell’insieme erano comunque un piatto originale ed appagante, ottima la salsa dell’uovo emulsionato con brodo.
La lasagna, forse un pelo meno originale, resta comunque un piatto saporito ed equilibrato, rustico, ma al tempo stesso non pesante. 
Abbiamo continuato a bere con un Riesling secco del 2007 Donnhoff , veramente incantevole per profumi e complessità gustativa.
Per secondo io ho ordinato una pollastra cotta a bassa temperatura e poi arrostita con contorno di patata e friggione. Come per l’antipasto, da lodare la scelta delle materie prime, una carne bella soda, non ostante la tipologia di cottura, e molto saporita. Unico neo il friggione, Noi a Castel San Pietro ed a Medicina, siamo abituati ad un friggione un po’ più acido che rmane, a nostro avviso, meno stucchevole in bocca e più leggero, per quanto possa essere leggero un friggione! 
L’altro secondo è stato un assaggio di salsicce di manzo di Kobe, allevato sotto la consulenza dell’Università di Veterinaria di Bologna e prodotto dalla ditta LEM di Toscanella di Dozza, servito con patata e cuori di carciofi. Cotta al rosa, mi ripeto ma vale il discorso precedente sulla grande qualità della materia prima e di questo bisogna darne atto alla nuova gestione. 
Per finire un sorbetto al pompelmo, leggero e fresco in bocca molto, molto piacevole. 
In sei, con un giro di aperitivi iniziali, due di Champagne ed una di Riesling, il conto totale è stato di € 295,00.
Imho un ottimo rapporto prezzo/qualità.
E’ stata una impresa riuscire a trovarlo, sperso come è nella campagna di San Secondo Parmense, ma ne è valsa la pena.
Una delle prime domeniche di Aprile, quando già si pregustava l’estate, siamo partiti alla volta di questo indirizzo, segnalatoci dall’ottimo Farnese.
Il locale è ricavato nelle stalle di una costruzione contadina, ristrutturata da poco che accoglie anche una locanda, per chi non vuole sobbarcarsi il viaggio di ritorno dopo il pranzo, o peggio, la cena.
Noi, visto la stagione, abbiamo pranzato sotto il portico del fienile, all’aperto.
Abbiamo scelto il menù degustazione da cinque portate, ne esiste anche uno da sette, ad Euro 48,00 a testa.
Arriva un benvenuto della casa: Hamburger di crema di strigoli, Crocchetta di ricotta e crema di Asparagi tiepida con curcuma.
, un po’ particolare la curcuma, che non conoscevo, ma nel complesso un sapore equilibrato, grande il pane dell’Hamburger.
A seguire, forse il piatto del giorno, almeno per me: Baccalà mantecato all’olio su crema di tarassaco.
Ancora un gioco di caldo freddo, dolce amaro, una consistenza piacevole ed un sapore equilibrato, ma soprattutto, appagante.
Continuiamo con: Tagliata di cavallo ai semi di finocchietto, salsa di tarassaco e crema di parmigiano reggiano.
Ottima la consistenza della carne e piacevole l’abbinamento dei semi tostati con il parmigiano. Forse un po’ povera di sapore la carne, ma nel complesso un piatto giusto.
Primo piatto: Gnocchi di ricotta con bruciatini di pane e salsa allo zafferano con olio extra vergine.
Molto buona la salsa allo zafferano, anche se nel complesso è stato il piatto meno appagante della giornata. Colpa forse della delicatezza degli gnocchi di ricotta, ma il palato era già ben carburato con i saporiti piatti precedenti e questo ha dato un momento di rilassatezza che non ci aspettavamo. Magari servito prima avrebbe figurato meglio.
Secondo piatto: Coniglio arrostito, cotto prima a bassa temperatura, su Indivia brasata, salsa di rabarbaro e polvere di lavanda.
Per il sapore, insieme al Baccalà, sarebbe stato il piatto più buono della giornata, purtroppo non ci è piaciuta la consistenza della carne. Il coniglio, se ben trattato, non ha bisogno di bassa temperatura e qui,al nostro giudizio, ha patito nella consistenza della carne. Come dicevo invece per il sapore, Coniglio, Indivia, Rabarbaro e Lavanda, hanno insieme un sapore strepitoso, oltre che equilibrato, anche veramente appagante.
Non potevo andarmene da San Secondo senza assaggiare la “Spalla”. Ho quindi interrotto il degustazione ed ho richiesto un assaggio di Spalla di San Secondo, sia cotta che stagionata, con un piccolo assaggio di Parmigiano Reggiano. La cotta, se pur buona, non mi ha entusiasmato, preferisco altri generi di salumi cotti, mentre la stagionata ha poco da invidiare al più famoso Culatello. Veramente strepitosa, saporita, ma al tempo stesso delicata, favolosa in abbinamento al parmigiano di 36 mesi servito a lato.
Per finire, una crostatina di crema di latte con fragole e gelato di lambrusco.
Dato che è nota la mia avversione al lambrusco, potete immaginare che non ho gustato il gelato, mentre era invece strepitosa la crostatina. Croccante e saporita, per nulla imbevuta, ricordava, alla lontana, un cannolo di Piana degli Albanesi mangiato anni or sono.
Bevuto a tutto pasto, Riesling Trocken 2006 di Marcel Deiss
da viticultura biodinamica, un ottimo prodotto, grandi sentori varietali, dal colore oro carico, ma con una acidità fresca e piacevole in bocca, con una bella sapidità.
Due ottimi caffè a fine pasto e due chiacchiere con il giovanissimo chef, Sergio Preziosa, timido e riservato per quanto è bravo. Un passato alla scuola di alcuni tra i più grandi chef di oggi, Anne-Sophie Pic e Massimiliano Alajmo tra gli altri, un presente qui a due passi da casa nostra, un vero peccato non approfittarne.
Ah, dimenticavo, disturbo totale, in due, € 154,00 , comprensivi di € 35 per il vino.

vs. Monterossa Satèn
Il secondo invece ha un colore paglierino chiaro, una acidità elevatissima, e poco corpo, è anche molto corto in bocca. Và detto che era decisamente troppo freddo. Infatti dopo circa un quarto d’ora, è cambiato notevolmente, allungandosi in bocca ed acquistando spessore.
Noi abbiamo battezzato come il Douquet il primo e Monterossa il secondo.
In abbinamento ci è stato servito:
IL MIO DRIPPING DI PESCI AL VAPORE

Una presentazione di pesci e crostacei con varie erbe di campo e fave fresche, delicato e piacevole, sopra tutti il merluzzo crudo con fave fresche e strigoli.
Seconda coppia di vini:
Ledru Brut Ambonnay Gran Cru
vs. Balter Riserva 2004
Il primo vino, di un colore più pallido, era decisamente poco buono, un grosso dosaggio, invadente, quasi alcolico, profumi inesistenti.
Il secondo di un colore più carico, sull’oro, appena servito era decisamente insignificante, dopo una buona mezz’ora, scaldandosi un po’, ha rivelato un buon bouquet di profumi, una buona acidità ed una punta di ossidazione che, se non esagerata, a me non dispiace.
Noi abbiamo battezzato come il Balter il primo e Ledru il secondo.
In abbinamento ci è stato servito:
LA TRIGLIA COLLEZIONE PRIMAVERA/ESTATE

Sapore e qualità della triglia strepitosa, servita in abbinamento ad una burrata, mi è sembrato, e ad un concentrato di pomodoro fresco. Unico appunto al cibo di questa sera, il pomodoro, a mio avviso era leggermente acido e con le bollicine non ci stava benissimo. Per l’occasione, mi sarebbe piaciuto di più un pomodoro confit, ma questo è il mio gusto personale.
Terza coppia di vini:
Gatinois Brut Ay Gran Cru
vs. Giulio Ferrari 1999
Il primo vino servito, di un colore oro carico, rivela al naso la sua provenienza, legno e vaniglia sopra tutti, poco perlage, una buona acidità ed un grande corpo.
Il secondo è stata, almeno per me, una rivelazione. Colore quasi rosa, bel perlage, un dosaggio perfetto, per nulla invadente, fresco, con una giusta acidità e perfettamente equilibrato 
Noi abbiamo battezzato come il Giulio Ferrari il primo e come il Gatinois il secondo.
Vino della serata decisamente il Gatinois, Blanc de Noire NV importato dall’enoteca Burioli. 
In abbinamento ci è stato servito:
LUMACHINE DI MARE "SCULACCIATE" E CROSTONI AL BERBERÈ

Dei conchiglioni di pasta ripieni di lumachine con una leggera besciamella e la salsa Berberè, piccante al punto giusto. La pasta cotta a puntino, al dente, era decisamente buona, la salsa appagante e saporita, peccato per la quantità!
Al termine della degustazione dei vini è uscito dalla cucina lo chef Omar con un bel buffet di spaghetti all’amatriciana, semplicemente perfetti con i quali i fratelli Ronzani hanno offerto un calice della loro Birra, ma io personalmente ho preferito finire il vino che mi era rimasto nei bicchieri e perciò non posso darne un giudizio.

Per finire, piccola pasticceria, al solito strepitosa.

Considerazioni finali
Una bella serata, con alcune note di merito per avermi fatto conoscere il vino di Gatinois che non conoscevo.
Ah, i vini, li abbiamo indovinati tutti!
Le ragioni per andare alle Giare per noi sono sempre infinite, tra le altre, forse non prima, sicuramente non l’ultima, a noi la cucina di Omar piace davvero tantissimo.
Come al solito lasciamo fare ad Omar il quale ci propone sempre le sue ultime creazioni con le materie prime più fresche e più pregiate che riesce a trovare sul mercato.
Iniziamo con crudo di gamberi rossi, carcadè e osmosi di rose.
Inutile evidenziare la freschezza dei gamberi, fantastico invece l’abbinamento con il carcadè, sentore dolce su dolce con un fondo leggermente amarognolo. Perfetto equilibrio dei sapori
Viene poi uno spiedone con mazzancolla cruda, avvolta da uno spaghettino della stessa in cottura express alla amatriciana, e da una mazzancolla all'americano frizzante.
Qui si vede già, anche per un profano, la grande padronanza della tecnica che ha Omar. La realizzazione di un piatto del genere richiede una tecnica non comune ed anche se l’idea la si può trovare su altre tavole, nulla toglie alla grandezza del piatto ed alla perfetta esecuzione dello stesso.
A seguire Aringa affumicata con il suo caviale, cavolfiori e panna acida.
Per me il piatto del buon ritorno. Un equilibrio di sapori così armonico ed allo stesso tempo così intenso era un pezzo che non lo provavo. Bravo Omar!
Continuiamo con un piatto dal nome un po’ roboante, ma veramente appagante:
Studiando la seppia.......il cotechino di seppia con il suo fondo al nero e polentina bianca, e seppia cruda al carbone vegetale......
Unico errore, mio, ho cominciato subito con il cotechino, mentre andava data la precedenza al crudo, più fine ed elegante, mentre il cotechino, veramente saporito, con le lenticchie al nero in coppa, era un piatto da cenone di Capodanno.
Un altro piatto da urlo per equilibrio ed appagamento questa Triglia sfilettata e farcita coi suoi fegatini, spuma di guanciale di mora romagnola al biscuit di noci e caffè.
Assaggiata prima un boccone alla volta e poi, in un unico boccone, mescolando gli ingredienti, si evidenziava la grande qualità della materia prima, la grande tecnica di Omar, ma soprattutto la libidine di un piatto straordinario.
Ancora Manfrigual con cimette di broccoli, trippa di baccalà, e cocochias di baccalà all'aglio nero.
La trippa di baccalà era un ingrediente che avevo trovato su altre tavole e non sempre mi ha entusiasmato, Omar invece è riuscito a realizzare un ottimo piatto, con un grande equilibrio, ma soprattutto evidenziando la grande qualità della materia.
Non abbiamo ancora finito: Cappellacci ripieni di porri al fegato grasso d'oca e riduzione di Sangiovese.
Un piatto più semplice come sapori e che sfrutta molto la qualità dei prodotti. Molto appagante però. Cosa che alla fine conta non poco!
Cominciamo con i secondi. Agnellino di Adriano in diverse preparazioni e cotture, con rape rosse, costolettine, cervella fritte, rognone, e frittelle di Cabrales.
In questo piatto mi sono piaciute moltissimo le materie prime e le esecuzioni delle varie preparazioni, un po’ meno l’accostamento con la rapa rossa, a mio avviso un po’ troppo dolce.
Altro piatto, un colombaccio: petto, coscia e filetto (petto e filetto spadellato , coscia farcita e cotta abassa temperatura).
Ancora una materia prima di eccellenza, per nulla snaturata, anzi esaltata, dalle varie cotture, tutte peraltro al punto giusto. Al rosa il petto e ben cotta, seppur morbidissima, la coscia.
Proviamo a finire il colombaccio con l'altra coscia disossata e farcita al fegato grasso con mele speziate al vin brulè. Bellissimo il servizio con cocotte
di ceramica, a rendere ancora più grande questo piatto incantevole
, dove il dolce e l’amaro si rincorrono in una sequenza infinita. Qui si può dire:”Peccato per la quantità così esigua! “
Invece lo finiamo qui, il colombaccio: il quinto quarto del piccione in raviolini mignon.
Mignon anche la porzione, ma d’altra parte in un colombaccio non è che ci sia poi molto “quinto quarto”! Sfoglia fantastica, per me, amante della sfoglia sottile alla bolognese, i raviolini si gustavano in pieno senza essere sovrastati dal sapore della sfoglia.
Una pausa con un assagio di salsiccia di coturnice al fois gras piatto che ci ha fatto provare Omar e che sta mettendo a punto in piccoli budelli. 
Da tevla n’livért mai, s’la tu bacca n’la sa d’furmaj, antico detto di casa mia che Claudio ben conosce e quindi: Shropshire, Cabrales, e Blu del Montefeltro alle vinacce di Renato Brancaleoni
....siccome a me non piacciono gli erborinati......
Fino ad ora abbiamo bevuto un Pouligny Montrachet di Marc Morey 2005, per il mio gusto leggermente poco acido e un po’ troppo “legnoso” 
ed un grande Barbaresco Rabajà di Bruno Rocca 2006.
Iniziamo quindi il giro dei dessert, perché, se non lo sapete, Omar ha una grande mano anche in pasticceria.
GIN LEMON (Parfait al lime, Granatina al limone, spuma di Schweppes Tonica, e Gin Tanquery)
Per “pulire la bocca” una volta facevano il “sorbetto”. Ora ci si è molto evoluti. Una evoluzione questa di Omar che ha veramente una marcia in più. Spuma e granita resettano davvero il palato ed il parfait lo prepara alla grande ai dessert che seguiranno.
WHITE CIOCCOLATE (Cioccolato bianco con pelle di latte ai canditi di noto, Gelato di mandorle, e Zucchero filato)
Un gradino dopo l’altro portiamo il nostro palato sempre più vicino al dolce paradiso.
BAILEYS che passione.......Cioccolatino di cacao e pan di spagna imbevuto nell'Acquavite Barricata di Chicco Berta, Cannoncino al mascarpone, Gelato di ricotta di pecora, Salsa Mou.
E qui si schiudono le porte….
Per ritornare sulla terra: Chupa Chupa al cioccolato bianco di Valrhona
e piccole coccole con il caffè. 
Notare che nonostante sia l’ultima portata, Manuela non mi ha lasciato il tempo di fare la foto! Vi dice niente?
Grande giornata, grande pasto, grandi Omar e Claudio che ci avete accolto nella splendida sala con vista sulla fitta nevicata nella vallata tra Longiano e Montiano e scaldati da un bel fuoco nel caminetto.
A bientôt !!!!