Si è bevuto perfino il bicchierino di accompagnamento di Vodka Beluga!!!
Emozioni dalla Tavola e dalla Cantina. .... Mangiare e bere non è solo nutrirsi e dissetarsi, è anche provare emozioni, quando poi trovi qualcuno che queste emozioni te le fà esplodere, allora sfiori il paradiso!
18 luglio 2011
Combal Zero
Si è bevuto perfino il bicchierino di accompagnamento di Vodka Beluga!!!
10 maggio 2011
Enoteca Uinauino
Provato, lo scorso Venerdì, il nuovo corso dell’ex Enoteca Parenti, ora Uniauino.
Il locale, pieno in tutti i posti, non è mutato molto dalla prima versione, un nuovo colore alle pareti, qualche quadro e nuovi lampadari, per il resto è un po’ come prima.
Il personale pieno di energia si prodiga dietro al banco e tra i tavoli con molta cortesia e preparazione.
Un primo esame agli scaffali evidenzia la scelta di proporre vini non usuali, e questo è un bonus, almeno per me, perche sono ormai stanco di trovare gli stessi vini un po’ dappertutto. Spero per loro che paghi perché comunque ho udito qualche lamentela, ma và detto che, anche se Castel San Pietro si spaccia per “città”, è e rimane un paese dove la cultura enologica è quanto mai ristretta ed atrofizzata, ed i “paesani” sono persone che fanno molta fatica a esplorare nuove vie, preferiscono la vecchia e sicura etichetta alla nuova incognita esperienza.
Passiamo quindi a sederci al tavolo dove continuiamo a bere lo champagne che avevamo scelto per l’aperitivo: Bernard Pertois Blanc de Blanc a Mesnil sur Oger, un ottimo vino che ancora non conoscevo, colore oro vivo, perlage finissimo ed in bocca una punta di evoluzione che ottimamente si sposa con il mangiare.
Cominciamo con un benvenuto : Cavolo e melanzana con alici e capperi, veramente stuzzichevole che fa venir fame.
A seguire io ho ordinato una battuta di manzo di razza Granda Piemontese di Zivieri con uovo a bassa temperatura, olive e capperi, sul fondo un pizzico di sale rosa dell’Himalaya. Veramente fantastica la qualità della carne e, se ben dosato, ottimo l’abbinamento con uovo , olive e capperi.
Come primi abbiamo scelto io dei ravioli di patate con spuma di uovo e zafferano con crostini di pancetta e Manuela una lasagna aperta con ragù di coniglio in bianco.
I ravioli riportavano un sentore di carbonara, forse per l’uovo e la pancetta, ma nell’insieme erano comunque un piatto originale ed appagante, ottima la salsa dell’uovo emulsionato con brodo.
La lasagna, forse un pelo meno originale, resta comunque un piatto saporito ed equilibrato, rustico, ma al tempo stesso non pesante. 
Abbiamo continuato a bere con un Riesling secco del 2007 Donnhoff , veramente incantevole per profumi e complessità gustativa.
Per secondo io ho ordinato una pollastra cotta a bassa temperatura e poi arrostita con contorno di patata e friggione. Come per l’antipasto, da lodare la scelta delle materie prime, una carne bella soda, non ostante la tipologia di cottura, e molto saporita. Unico neo il friggione, Noi a Castel San Pietro ed a Medicina, siamo abituati ad un friggione un po’ più acido che rmane, a nostro avviso, meno stucchevole in bocca e più leggero, per quanto possa essere leggero un friggione! 
L’altro secondo è stato un assaggio di salsicce di manzo di Kobe, allevato sotto la consulenza dell’Università di Veterinaria di Bologna e prodotto dalla ditta LEM di Toscanella di Dozza, servito con patata e cuori di carciofi. Cotta al rosa, mi ripeto ma vale il discorso precedente sulla grande qualità della materia prima e di questo bisogna darne atto alla nuova gestione. 
Per finire un sorbetto al pompelmo, leggero e fresco in bocca molto, molto piacevole. 
In sei, con un giro di aperitivi iniziali, due di Champagne ed una di Riesling, il conto totale è stato di € 295,00.
Imho un ottimo rapporto prezzo/qualità.
19 aprile 2011
Relais Galù
E’ stata una impresa riuscire a trovarlo, sperso come è nella campagna di San Secondo Parmense, ma ne è valsa la pena.
Una delle prime domeniche di Aprile, quando già si pregustava l’estate, siamo partiti alla volta di questo indirizzo, segnalatoci dall’ottimo Farnese.
Il locale è ricavato nelle stalle di una costruzione contadina, ristrutturata da poco che accoglie anche una locanda, per chi non vuole sobbarcarsi il viaggio di ritorno dopo il pranzo, o peggio, la cena.
Noi, visto la stagione, abbiamo pranzato sotto il portico del fienile, all’aperto.
Abbiamo scelto il menù degustazione da cinque portate, ne esiste anche uno da sette, ad Euro 48,00 a testa.
Arriva un benvenuto della casa: Hamburger di crema di strigoli, Crocchetta di ricotta e crema di Asparagi tiepida con curcuma.
, un po’ particolare la curcuma, che non conoscevo, ma nel complesso un sapore equilibrato, grande il pane dell’Hamburger.
A seguire, forse il piatto del giorno, almeno per me: Baccalà mantecato all’olio su crema di tarassaco.
Ancora un gioco di caldo freddo, dolce amaro, una consistenza piacevole ed un sapore equilibrato, ma soprattutto, appagante.
Continuiamo con: Tagliata di cavallo ai semi di finocchietto, salsa di tarassaco e crema di parmigiano reggiano.
Ottima la consistenza della carne e piacevole l’abbinamento dei semi tostati con il parmigiano. Forse un po’ povera di sapore la carne, ma nel complesso un piatto giusto.
Primo piatto: Gnocchi di ricotta con bruciatini di pane e salsa allo zafferano con olio extra vergine.
Molto buona la salsa allo zafferano, anche se nel complesso è stato il piatto meno appagante della giornata. Colpa forse della delicatezza degli gnocchi di ricotta, ma il palato era già ben carburato con i saporiti piatti precedenti e questo ha dato un momento di rilassatezza che non ci aspettavamo. Magari servito prima avrebbe figurato meglio.
Secondo piatto: Coniglio arrostito, cotto prima a bassa temperatura, su Indivia brasata, salsa di rabarbaro e polvere di lavanda.
Per il sapore, insieme al Baccalà, sarebbe stato il piatto più buono della giornata, purtroppo non ci è piaciuta la consistenza della carne. Il coniglio, se ben trattato, non ha bisogno di bassa temperatura e qui,al nostro giudizio, ha patito nella consistenza della carne. Come dicevo invece per il sapore, Coniglio, Indivia, Rabarbaro e Lavanda, hanno insieme un sapore strepitoso, oltre che equilibrato, anche veramente appagante.
Non potevo andarmene da San Secondo senza assaggiare la “Spalla”. Ho quindi interrotto il degustazione ed ho richiesto un assaggio di Spalla di San Secondo, sia cotta che stagionata, con un piccolo assaggio di Parmigiano Reggiano. La cotta, se pur buona, non mi ha entusiasmato, preferisco altri generi di salumi cotti, mentre la stagionata ha poco da invidiare al più famoso Culatello. Veramente strepitosa, saporita, ma al tempo stesso delicata, favolosa in abbinamento al parmigiano di 36 mesi servito a lato.
Per finire, una crostatina di crema di latte con fragole e gelato di lambrusco.
Dato che è nota la mia avversione al lambrusco, potete immaginare che non ho gustato il gelato, mentre era invece strepitosa la crostatina. Croccante e saporita, per nulla imbevuta, ricordava, alla lontana, un cannolo di Piana degli Albanesi mangiato anni or sono.
Bevuto a tutto pasto, Riesling Trocken 2006 di Marcel Deiss
da viticultura biodinamica, un ottimo prodotto, grandi sentori varietali, dal colore oro carico, ma con una acidità fresca e piacevole in bocca, con una bella sapidità.
Due ottimi caffè a fine pasto e due chiacchiere con il giovanissimo chef, Sergio Preziosa, timido e riservato per quanto è bravo. Un passato alla scuola di alcuni tra i più grandi chef di oggi, Anne-Sophie Pic e Massimiliano Alajmo tra gli altri, un presente qui a due passi da casa nostra, un vero peccato non approfittarne.
Ah, dimenticavo, disturbo totale, in due, € 154,00 , comprensivi di € 35 per il vino.
15 aprile 2011
Bollicine a Le Giare

vs. Monterossa Satèn
Il secondo invece ha un colore paglierino chiaro, una acidità elevatissima, e poco corpo, è anche molto corto in bocca. Và detto che era decisamente troppo freddo. Infatti dopo circa un quarto d’ora, è cambiato notevolmente, allungandosi in bocca ed acquistando spessore.
Noi abbiamo battezzato come il Douquet il primo e Monterossa il secondo.
In abbinamento ci è stato servito:
IL MIO DRIPPING DI PESCI AL VAPORE

Una presentazione di pesci e crostacei con varie erbe di campo e fave fresche, delicato e piacevole, sopra tutti il merluzzo crudo con fave fresche e strigoli.
Seconda coppia di vini:
Ledru Brut Ambonnay Gran Cru
vs. Balter Riserva 2004
Il primo vino, di un colore più pallido, era decisamente poco buono, un grosso dosaggio, invadente, quasi alcolico, profumi inesistenti.
Il secondo di un colore più carico, sull’oro, appena servito era decisamente insignificante, dopo una buona mezz’ora, scaldandosi un po’, ha rivelato un buon bouquet di profumi, una buona acidità ed una punta di ossidazione che, se non esagerata, a me non dispiace.
Noi abbiamo battezzato come il Balter il primo e Ledru il secondo.
In abbinamento ci è stato servito:
LA TRIGLIA COLLEZIONE PRIMAVERA/ESTATE

Sapore e qualità della triglia strepitosa, servita in abbinamento ad una burrata, mi è sembrato, e ad un concentrato di pomodoro fresco. Unico appunto al cibo di questa sera, il pomodoro, a mio avviso era leggermente acido e con le bollicine non ci stava benissimo. Per l’occasione, mi sarebbe piaciuto di più un pomodoro confit, ma questo è il mio gusto personale.
Terza coppia di vini:
Gatinois Brut Ay Gran Cru
vs. Giulio Ferrari 1999
Il primo vino servito, di un colore oro carico, rivela al naso la sua provenienza, legno e vaniglia sopra tutti, poco perlage, una buona acidità ed un grande corpo.
Il secondo è stata, almeno per me, una rivelazione. Colore quasi rosa, bel perlage, un dosaggio perfetto, per nulla invadente, fresco, con una giusta acidità e perfettamente equilibrato 
Noi abbiamo battezzato come il Giulio Ferrari il primo e come il Gatinois il secondo.
Vino della serata decisamente il Gatinois, Blanc de Noire NV importato dall’enoteca Burioli. 
In abbinamento ci è stato servito:
LUMACHINE DI MARE "SCULACCIATE" E CROSTONI AL BERBERÈ

Dei conchiglioni di pasta ripieni di lumachine con una leggera besciamella e la salsa Berberè, piccante al punto giusto. La pasta cotta a puntino, al dente, era decisamente buona, la salsa appagante e saporita, peccato per la quantità!
Al termine della degustazione dei vini è uscito dalla cucina lo chef Omar con un bel buffet di spaghetti all’amatriciana, semplicemente perfetti con i quali i fratelli Ronzani hanno offerto un calice della loro Birra, ma io personalmente ho preferito finire il vino che mi era rimasto nei bicchieri e perciò non posso darne un giudizio.

Per finire, piccola pasticceria, al solito strepitosa.

Considerazioni finali
Una bella serata, con alcune note di merito per avermi fatto conoscere il vino di Gatinois che non conoscevo.
Ah, i vini, li abbiamo indovinati tutti!
02 marzo 2011
Ancora Le Giare !!!
Le ragioni per andare alle Giare per noi sono sempre infinite, tra le altre, forse non prima, sicuramente non l’ultima, a noi la cucina di Omar piace davvero tantissimo.
Come al solito lasciamo fare ad Omar il quale ci propone sempre le sue ultime creazioni con le materie prime più fresche e più pregiate che riesce a trovare sul mercato.
Iniziamo con crudo di gamberi rossi, carcadè e osmosi di rose.
Inutile evidenziare la freschezza dei gamberi, fantastico invece l’abbinamento con il carcadè, sentore dolce su dolce con un fondo leggermente amarognolo. Perfetto equilibrio dei sapori
Viene poi uno spiedone con mazzancolla cruda, avvolta da uno spaghettino della stessa in cottura express alla amatriciana, e da una mazzancolla all'americano frizzante.
Qui si vede già, anche per un profano, la grande padronanza della tecnica che ha Omar. La realizzazione di un piatto del genere richiede una tecnica non comune ed anche se l’idea la si può trovare su altre tavole, nulla toglie alla grandezza del piatto ed alla perfetta esecuzione dello stesso.
A seguire Aringa affumicata con il suo caviale, cavolfiori e panna acida.
Per me il piatto del buon ritorno. Un equilibrio di sapori così armonico ed allo stesso tempo così intenso era un pezzo che non lo provavo. Bravo Omar!
Continuiamo con un piatto dal nome un po’ roboante, ma veramente appagante:
Studiando la seppia.......il cotechino di seppia con il suo fondo al nero e polentina bianca, e seppia cruda al carbone vegetale......
Unico errore, mio, ho cominciato subito con il cotechino, mentre andava data la precedenza al crudo, più fine ed elegante, mentre il cotechino, veramente saporito, con le lenticchie al nero in coppa, era un piatto da cenone di Capodanno.
Un altro piatto da urlo per equilibrio ed appagamento questa Triglia sfilettata e farcita coi suoi fegatini, spuma di guanciale di mora romagnola al biscuit di noci e caffè.
Assaggiata prima un boccone alla volta e poi, in un unico boccone, mescolando gli ingredienti, si evidenziava la grande qualità della materia prima, la grande tecnica di Omar, ma soprattutto la libidine di un piatto straordinario.
Ancora Manfrigual con cimette di broccoli, trippa di baccalà, e cocochias di baccalà all'aglio nero.
La trippa di baccalà era un ingrediente che avevo trovato su altre tavole e non sempre mi ha entusiasmato, Omar invece è riuscito a realizzare un ottimo piatto, con un grande equilibrio, ma soprattutto evidenziando la grande qualità della materia.
Non abbiamo ancora finito: Cappellacci ripieni di porri al fegato grasso d'oca e riduzione di Sangiovese.
Un piatto più semplice come sapori e che sfrutta molto la qualità dei prodotti. Molto appagante però. Cosa che alla fine conta non poco!
Cominciamo con i secondi. Agnellino di Adriano in diverse preparazioni e cotture, con rape rosse, costolettine, cervella fritte, rognone, e frittelle di Cabrales.
In questo piatto mi sono piaciute moltissimo le materie prime e le esecuzioni delle varie preparazioni, un po’ meno l’accostamento con la rapa rossa, a mio avviso un po’ troppo dolce.
Altro piatto, un colombaccio: petto, coscia e filetto (petto e filetto spadellato , coscia farcita e cotta abassa temperatura).
Ancora una materia prima di eccellenza, per nulla snaturata, anzi esaltata, dalle varie cotture, tutte peraltro al punto giusto. Al rosa il petto e ben cotta, seppur morbidissima, la coscia.
Proviamo a finire il colombaccio con l'altra coscia disossata e farcita al fegato grasso con mele speziate al vin brulè. Bellissimo il servizio con cocotte
di ceramica, a rendere ancora più grande questo piatto incantevole
, dove il dolce e l’amaro si rincorrono in una sequenza infinita. Qui si può dire:”Peccato per la quantità così esigua! “
Invece lo finiamo qui, il colombaccio: il quinto quarto del piccione in raviolini mignon.
Mignon anche la porzione, ma d’altra parte in un colombaccio non è che ci sia poi molto “quinto quarto”! Sfoglia fantastica, per me, amante della sfoglia sottile alla bolognese, i raviolini si gustavano in pieno senza essere sovrastati dal sapore della sfoglia.
Una pausa con un assagio di salsiccia di coturnice al fois gras piatto che ci ha fatto provare Omar e che sta mettendo a punto in piccoli budelli. 
Da tevla n’livért mai, s’la tu bacca n’la sa d’furmaj, antico detto di casa mia che Claudio ben conosce e quindi: Shropshire, Cabrales, e Blu del Montefeltro alle vinacce di Renato Brancaleoni
....siccome a me non piacciono gli erborinati......
Fino ad ora abbiamo bevuto un Pouligny Montrachet di Marc Morey 2005, per il mio gusto leggermente poco acido e un po’ troppo “legnoso” 
ed un grande Barbaresco Rabajà di Bruno Rocca 2006.
Iniziamo quindi il giro dei dessert, perché, se non lo sapete, Omar ha una grande mano anche in pasticceria.
GIN LEMON (Parfait al lime, Granatina al limone, spuma di Schweppes Tonica, e Gin Tanquery)
Per “pulire la bocca” una volta facevano il “sorbetto”. Ora ci si è molto evoluti. Una evoluzione questa di Omar che ha veramente una marcia in più. Spuma e granita resettano davvero il palato ed il parfait lo prepara alla grande ai dessert che seguiranno.
WHITE CIOCCOLATE (Cioccolato bianco con pelle di latte ai canditi di noto, Gelato di mandorle, e Zucchero filato)
Un gradino dopo l’altro portiamo il nostro palato sempre più vicino al dolce paradiso.
BAILEYS che passione.......Cioccolatino di cacao e pan di spagna imbevuto nell'Acquavite Barricata di Chicco Berta, Cannoncino al mascarpone, Gelato di ricotta di pecora, Salsa Mou.
E qui si schiudono le porte….
Per ritornare sulla terra: Chupa Chupa al cioccolato bianco di Valrhona
e piccole coccole con il caffè. 
Notare che nonostante sia l’ultima portata, Manuela non mi ha lasciato il tempo di fare la foto! Vi dice niente?
Grande giornata, grande pasto, grandi Omar e Claudio che ci avete accolto nella splendida sala con vista sulla fitta nevicata nella vallata tra Longiano e Montiano e scaldati da un bel fuoco nel caminetto.
A bientôt !!!!
29 novembre 2010
Ultima visita al Marconi
Nuova visita, sotto una nevicata imponente, alla famiglia Mazzucchelli.
Il ristorante pare aperto solo per noi, essendo gli unici che, avendo la patente da un qualche annetto, si sono avventurati sulle colline di Bologna sfidando le strade innevate. Tutte le altre prenotazioni sono state disdette in mattinata.
Il sig. Massimo ci accoglie con estrema cortesia e ci fa accomodare.
Il servizio parte subito con un benvenuto della casa composto da uno scampo crudo in brodo di funghi, porcini e ricotta salata. Un piatto molto buono per un abbinamento terra mare già apprezzato altre volte, anche se questa volta è stato forse più apprezzato per la fantastica qualità dello scampo. Le altre volte che avevo assaggiato una combinazione di crostacei e funghi, li ho sempre trovati cotti, i primi, qui, da crudo, immerso in questo brodetto ai funghi, aveva un’eleganza straordinaria.
Chiediamo espressamente un menù di terra, mi rendo anche conto di essere un rompi… , ma Manuela non aveva voglia di pesce e veniamo gentilmente assecondati.
Prima entrè: I colori della rana. Visibilmente il più bel piatto di tutta la serata, consisteva in una “tavolozza” di colori con tante salse che riportavano i vari colori delle le varie razze di rana nel mondo, salse schizzate un po’ alla maniera di Pollock e su ogni colore una tenerissima coscietta di rana. La salsa che più mi ha appagato è stata quella, verde pallido, all’aglio, molto interessante anche quella giallo oro al curry, meno invece quella verde scuro alla rucola.
Seconda entrè: Trippa di fassona in brodo di sedano. Questo è invece, per me, il piatto del buon ricordo. Straordinaria la trippa, tagliata finissimamente a mo di spaghetti, galleggiava in un brodo di sedano con una mirepoix di carote che equilibrava benissimo il grasso della trippa con la sua delicata acidità.
Prima minestra:Agnolotti ripieni di faraona in brodo di faraona e tartufo bianco. A Manuela è stato il piatto che è piaciuto di più. Veramente buono per equilibrio di sapori ed eleganza, il brodo, per nulla grasso, era delicato e saporito. Straordinaria la qualità del tartufo, il più buono mangiato quest’anno.
Secondo primo: Anolini di parmigiano. Un piatto molto piacione,che unisce l’appagamento alla ricerca delle sensazioni. Come ci ha spiegato il Sig.Massimo, gli abbinamenti sono stati una specie di ricerca delle varie stagionalità del Parmigiano inventati sotto forma di sapori. Nel ripieno, insieme al Parmigiano di 24 mesi c’era il sentore della lavanda, che ricordava la freschezza dei formaggi freschi da mangiare, sugli anolini c’erano mandorle tostate e tritate che portavano il pensiero ai formaggi più stagionati, da grattugiare e nel burro del condimento c’era l’odore della noce moscata per fare pensare a quei Parmigiani stravecchi, di rara importanza, che ogni tanto si trovano da appassionati selezionatori.
Per secondo ci è stata servita una Supreme di faraona arrostita perfettamente, carne per nulla stopposa e saporita e pelle croccante su una polentina taragna accompagnata da una padellata di funghi porcini. Un buon piatto, anche se mancante delle emozioni degli altri.
Prima dei dolci, un assaggio di formaggi: Ricotta salata, stagionata sotto le vinacce, delicata e saporita al tempo stesso, ed un assaggio di un erborinato di mucca per il quale sono andato in brodo di giuggiole, solo che mi sono dimenticato di chiedere lumi sull’origine, accidenti!
Come dolce volevo stare sul tradizionale ed ho ordinato una torta di mele, ma anche qui l’Aurora mi ha stupito presentandomi un tris di elaborazioni alle mele che, ognuna delle quali, ricordava in senso e sapore diverso il gusto tradizionale della torta di, mia, anziana memoria.
Piccola pasticceria, notevole, e caffè.
Con due bottiglie di acqua ed una di Riesling Kabinet Trocken Von Schubert del 2007, il conto è stato di € 160,00, spesi benissimo!!!!
22 novembre 2010
Vintage 55 Parte II°
Alla fine dei secondi, abbiamo voluto fare una degustazione alla cieca tra i vini portati dagli ospiti e qualcuno trovato nella mia cantina.
La degustazione, ricordo, sempre alla cieca, è stata fatta facendo una sfida adue, solo per i primi a tre, tra vini di uno stesso vitigno o comunque, più o meno assimilabili.
La prima batteria, da tre vini, era composta da:
Opus One Mondavi-Rotchild 1998. Colore molto scuro, al naso un po’ chiuso. In bocca era tannico e con una buona acidità, un corpo medio, non troppo importante. Voto 0
Vega Sicilia Unico 1990. Colore sempre molto scuro, al naso era più aperto, profumi di prugne e di ciliegia cotta. In bocca, qualcuno ha sentito una puntina di tappo, io no, un tannino con una trama molto fitta, una leggera notamentolata, da rovere americano, un poco erbaceo, io lo avevo scambiato per l’Opus One. Dico così perché il Vega Sicilia lo avevo già bevuto anni fa e mi era parso notevolmente migliore. Forse la bottiglia o forse, spero di no, una fase calante. Voto 0
Merlot di un piccolo produttore della Valtellina, non ricordo il nome. Non ci stava per niente nel confronto, ma questi primi due erano gli unici di vitigni diversi, anche se internazionali. Troppo giovane, l’annata 2009, sembrava un novello nel confronto, anche per il frutto fresco che aveva. Voto -1
La seconda batteria era composta da:
Barolo Monfortino di Giacomo Conterno 1995. Un colore granato scuro, al naso ampio e profondo, rosa appassita, frutti selvatici, cioccolato amaro. In bocca una grande eleganza, buona acidità, una trama tannica fitta e complessa. Voto 3
Barolo Brunate Elio Altare 2001. Un bel colore granato, più limpido del Monfortino. Al naso esplode un bouquet di profumi dalla viola alla rosa, al sottobosco. Dal cioccolato al cuoio. In bocca i tannini sono fitti ed intriganti, il corpo enorme, ma allo stesso tempo il vino aveva una eleganza divina. Voto 3+++
Terza batteria, qui siamo andati fuori scala, i criteri di IHV non bastavano più.
Chambertin Armand Rousseau 2000. Un rubino scuro, tendente al granato, cristallino. Al naso si sono aperte le porte del paradiso, un vero giardino con frutteto. In bocca era ampio, corposo, con tannini morbidi e complessi, cioccolato e liquirizia, una buona gradazione portava ad amplificarne il sapore. Ci vorrebbe uno più competente di me per darne appieno la descrizione. Per il voto abbiamo preso le scale di sicurezza: 4
A questo punto dicevo di aver ormai bevuto il meglio, ma è saltato fuori:
Domaine de La Romanée Conti La Tache 2000.
Prendete la decrizione dello Chambertin ed amplificatela, se ci riuscite, almeno di due o tre volte. Penso di non aver mai bevuto, nella mia vita, un vino più buono. Voto 5
Quarta batteria, dopo tanto vino, si fa fatica a reggere il confronto, ma:
Brunello Biodi Santi Riserva Il Greppo 1955. E’ arrivato quello che aspettavo!
Certo un Brunello, per quanto buono, non regge il confronto con La Tache, ma questo 55 era veramente notevole. Dal colore granato con una leggerissima punta aranciata, al naso era bello intenso con delle ciliegie cotte, cioccolato e cuoio, una leggerissima nota di carruba. In bocca armonico come non mai con un bel corpo, i tannini molto fini, i più fini mai trovati da me in un Brunello, di grandissima eleganza. Voto 3
Brunello Pieve di Santa Restituta 1986. Dopo il BS non ha fatto una bella figura, ma è restato comunque un grande vino. Nel bicchiere era leggermente più torbido, sempre di un colore molto cupo, al naso più chiuso ed in bocca un buon corpo e tannini più robusti. Comunque un buon vino. Voto 2
Voglio ringraziare quegli amici che hanno contribuito a questa bella serata con la loro presenza e con il loro contributo alla degustazione.
Grazie a tutti.