10 maggio 2010

Scacciapensieri Cecina

Approfittando della scusa di una degustazione presso la Tenuta San Guido, quella del mitico Sassicaia, ci siamo presi una mezza giornata di vacanza e, partendo la Domenica sera, siamo andati a Cecina a provare questo ristorante consigliatomi dall’ottimo Claudio Pistocchi, quello della famosa torta al cioccolato.

Il posto è abbastanza elegante, ma comunque non molto formale, c’erano anche clienti in tuta da ginnastica.

Tavoli discretamente distanziati, anche se non troppo, belle sedute e discreta mise en place.

Tutt’intorno a noi c’erano bottiglie delle più blasonate etichette Toscane , la vicinanza con Bolgheri porta molti enoturisti, più qualche cosa di Gaja.
Cosa strana, il ristorante è PRINCIPALMENTE di pesce, le portate di terra si limitano a due antipasti, due primi e due secondi, ma in carta ci sono più vini rossi che bianchi

Il menù è vasto e TUTTO sarebbe piacevole, per fortuna il maitre, credo proprietario, si offre di farci preparare una degustazione con i piatti di fresco del giorno.

Ci viene portato un benvenuto della casa, Crocchetta di tonno , che, sinceramente, ci lascia alquanto perplessi. La crocchetta in se, non era male, ma il tonno dove era? Il sapore della panatura e del ripieno in mezzo al quale, suppogo, ci fosse il tonno, copriva tutto. Risultato una buona crocchetta, ma che poteva essere di qualsiasi cosa, tanto non si sentiva nulla!

Cominciamo con la prima portata di antipasti, crudi: Carpaccio di Gamberi all’olio extra vergine di oliva, fettina di Tonno con agrumi, Baccalà marinato e puntarelle con salsa di alici.
Un ottimo piatto, buoni i gamberi, belli sodi, molto equilibrato l’abbinamento del tonno con Pompelmo Rosa ed Arancio, fantasioso e stuzzicante il Baccalà marinato con l’Anice Stellato, ma l’appagamento totale l’ho raggiunto con i germogli di puntarelle con la salsa di Alici. Dove abbia trovato le puntarelle di questa stagione non lo so, ma erano fresche e croccanti ed il loro amaro era bilanciato benissimo con una salsa di Alici realizzata a regola d’arte.

Secondo antipasto: Purè di patate con punte di Totano abbrustolite e Nero di Seppia.
Molto particolare il purè, non ho capito come lo abbiano fatto, suppongo che abbiano usato, invece del Parmigiano Reggiano, una scamorza affumicata, perché aveva un lieve sentore di bruciato che comunque si sposava benissimo con il Totano abbrustolito ed il nero di seppia ristretto in padella.
Non è nuova l’idea del nero di seppia e del purè, ma comunque è una realizzazione ben riuscita ed appagante.

Come primo primo piatto: Maltagliati in bianco al sapore di mare.
Pasta cotta a puntino, ma io avrei preferito una pasta all’uovo, condita con una miscellanea di molluschi, moscardini e gamberetti, tirati in padella “alla marinara” senza eccedere né con il prezzemolo, né con l’aglio.

Secondo primo piatto: Chitarrine con moscardini e gamberetti e Tartufo Bianchetto.
Forse il piatto più appagante della serata.
Ottima la pasta, cotta perfettamente, grande equilibrio dei sapori di mare e di terra, un vero piatto del Buon Ritorno!

A seguire, Manuela era arrivata, io ho trovato ancora un po’ di posto per una Triglia alla Livornese.

Scusate, ma per la foto sono arrivato lungo, il profumo era così invitante che non sono riuscito a trattenermi.
Una Triglia, con la T maiuscola, sia per dimensioni, sembrava uno sgombretto, che per qualità. Carne morbida e saporita come era tanto che non la provavo, il sugo saltato in padella era divino per equilibrio di sapori, per niente acido.

Per finire, loro lo chiamano “sorbetto”, ma io lo definirei più un gelato di Pere e Zenzero.
Ben fatto ed anche qui i sapori si esaltano ma non si sovrastano, si comincia con la pera, dolce e profumata, ed a seguire arriva lo zenzero con la sua persistenza che invade il palato.

Per finire un ottimo Ponch alla Livornese, cosa oramai difficile da trovare.

Il tutto annaffiato da due bottiglie di acqua ed una di Rossj Bass di Gaja del 2008. Un bel vino, servito un po’ troppo freddo, ma, lasciato in bottiglia sul tavolo, dopo un po’ ha tirato fuori i suoi profumi, con un legno pulito e non invadente. Pronto.

Il conto è stato di € 120,00, senza il vino, tutti meritati.

Una considerazione finale, a parte il benvenuto della casa, abbastanza anonimo, tutti i piatti erano erano sia equilibrati che appaganti, cosa che per me vale il ritorno. Non fosse per i 250Km solo andata, ci andrei più spesso!


19 aprile 2010

Il Piastrino

Domenica, bella giornata, perciò GITA!

Era un po’ che pensavo di andare a visitare Pennabilli, non c’ero mai stato, e poi volevo anche provare il ristorante di Agostini, perciò niente di meglio che unire l’utile al dilettevole!

Dopo una bella cavalcata sui tornanti di Sant’Agata Feltria siamo arrivati a Pennabilli. Arrocato paesino sulla Valmarecchia, ben tenuto ed abbastanza vivo, cosa che purtroppo, negli ultimi anni, è sempre più difficile trovare, ho notato una tendenza allo spopolamento dell’interno delle nostre colline sempre più elevata.

Con un angolo filosofico studiato da Tonino Guerra


Trovato, abbastanza facilmente il Ristorante, basta seguire i cartelli !

Entrati nel Parco Begni, ci si ritrova proprio davanti al bello stabile rurale, completamente ristrutturato in sasso che ospita Il Piastrino. Siamo accolti da una cortese signorina che ci raccoglie i soprabiti e poi ci accompagnerà per tutto il pranzo.

Seduti nella sala più grande, vicino al camino, per fortuna spento (era un gran caldo), ci hanno portato subito i menù e la carta dei vini.

Dopo una bella scorsa alla carta abbiamo scelto due Menù Gran Degustazione. Particolarmente gradita la possibilità di cambiare un piatto tra le proposte del menù.

Cominciamo con un benvenuto della casa composto da un Cous Cous di Cavolfiore con coppa di Mora Romagnola avvolta in una sottilissima fettina di arancio e di un bicchierino con una salsa di Strigoli sopra ad un formaggino fresco, tipo Raviggiolo e con un uovo di quaglia in camicia.
Bella la presentazione, su una tavoletta di ardesia, ottimo il Cous Cous, dove l’immagine del semolino è stata resa con del Cavolfiore leggermente acidificato con succo di limone e sminuzzato finissimamente, con l’aggiunta di, credo, una puntina di aglio. Equilibrio nel sapore raggiunto dalla “dolcezza” della coppa di Mora Romagnola avvolta nella fettina di arancio. Replica nel piacere con il bicchierino contenente una ottima salsa di Strigoli, ben realizzata, sia come densità che come sapore, il cui amaro si bilanciava con il formaggino e l’uovo di quaglia.

Primo antipasto del Menù: Storione con cremoso di bruschetta,chiodini, lardo e mirtilli.

Da pedante critico, trovo sempre un ma! Il piatto in sé era perfetto per appagamento ed equilibrio di sapori, unico neo la cottura dello storione, IO lo avrei preferito un pelo meno cotto, per il resto: lardo e mirtilli davano equilibrio ai sapori, cremoso di bruschetta e Storione, davano sapore ed appagamento.

A seguire: Quaglie e Foie Gras arrostite, con macedonia di asparagi, mandorle e stracchino.
Altro piatto ben realizzato, soprattutto appagante. Asparagi appena sbollentati tagliati a lamelle, carne cotta perfettamente e schiuma di stracchino che amalgamava le mandorle affettate con la carne.
Primo piatto: Maccherone farcito di faraona, con tartufi neri ed uva, salsa di porto e fegato grasso.
Più che maccheroni erano cannoli di pasta di grano duro, io avrei visto meglio, forse, dei paccheri ed unito alla farcia un qualcosa, tipo ricotta, per dare più morbidezza , ma tantè, il piatto era comunque molto appagante e, forse, il più buono di tutto il pranzo. Grande equilibrio di sapori e temperature, dolce-salato, caldo- freddo.Nel secondo piatto abbiamo richiesto la variante, Manuela ha preso quello in menù: Guancetta di vitellone, fondente con composta di topinambur e ristretto di bucce di grana padano

Io invece ho preso Agnello in due cotture (bocconcini fritti e costolette al forno), fonduta di peperoni e pecorino.
Il piatto di Manuela, molto buona, saporita e tenera la carne , aveva la particolarità di queste bucce di grana padano che avevano la consistenza dei pop corn, un modo di proporre gusti noti a consistenze diverse dal solito, una delle filosofie del primo Adrià che più mi piacciono.Il mio aveva un'unica pecca, la panatura dei bocconcini era di sapore quasi industriale, al sapore sembrava che non avessero messo il formaggio, ma è una mia idea. Molto buono l’accostamento del pecorino grattugiato grossolanamente.
Come predessert una crema calda con granatina di mela e cannella, particolarmente aprezzata da me che amo lo strudel, un po’ meno da Manuela che non ama la cannella

Con i dessert abbiamo richiesto un'altra variante, Manuela ha preso quella in menù, Quiche di albicocche appassite e mandorle, orzo tostato e gelato di zenzero,
nel quale era ottimo il gelato allo Zenzero, buona la pasta della Quiche, meno buone le albicocche appassite, sinceramente avrei visto della frutta diversa, ma è questione di gusti.

Io invece ho scelto il Babà al profumo di Rum, con coulis di mandarini e granita di thè Lapsang fumè.

Ottimo il babà, perfetto nell’assorbimento del Rhum, non troppo invadente ed alcolico, molto buona anche la coulis di mandarini, a me però non è piaciuta per niente la granita di thè. L’affumicato era troppo invadente e copriva il sapore del resto. E’ comunque bastato lasciarla nel piatto!

Pranzo accompagnato da una buona bottiglia di Barbera di Matteo Correggia del 2007 e da due bottiglie di acqua Panna naturale.

Con due buoni caffè ed un distillato di Amarene e Marasche di Capovilla, si è arrivati ad una spesa si Euro 130,00.

Spesi estremamente bene.

20 novembre 2009

Casa Vissani, Baschi

17 Novembre, ho deciso di festeggiare in anticipo il mio compleanno.

In compagnia di alcuni amici siamo andati a provare questo ristorante, ormai entrato nella leggenda della ristorazione italiana.
Partiti nella nebbia dell'Emilia Romagna, abbiamo oltrepassato il valico di Verghereto sulla E45 ed abbiamo incontrato il sole in una bella giornata di Novembre.
Arrivati in anticipo sull'orario di apertura del ristorante, abbiamo fatto un giro su a Civitella, perdendoci tra le strade che costeggiano il lago artificiale di Corbara.
Dopo aver richiesto qualche indicazione siamo poi giunti al ristorante. La casa è una bella costruzione in riva al lago, ben ristrutturata con ambienti caldi e piacevoli. Il posto è forse uno dei più belli che abbia mai ospitato un ristorante.
Veniamo accolti molto gentilmente dal personale di sala e fatti accomodare ad un tavolo d'angolo tra le vetrate che si affacciano sulla splendida cucina. Tutto il pentolame in rame a vista ed una brigata giovane ed attiva che lavora per noi.
Dopo un breve conciliabolo, decidiamo per il menù degustazione per tutto il tavolo. Uno solo chiede la possibilità di variare un piatto che non suscita il suo apprezzamento e viene accontentato, forse perchè, in fondo, siamo solo noi a pranzo ed alla fine non costa poi molto lavoro in più per la cucina.
Scegliamo anche i vini che ci accompagneranno: un Annamaria Clementi di Cà del Bosco del 1997 per iniziare, un pelo sgasato, forse, da aspettarselo per un vino di quasi 12 anni, ma di una complessità e piacevolezza che è stata apprezzata da tutti i commensali.
per i primi abbiamo scelto un Pur Sang di Dagueneau, uno dei miei produttori preferiti, del 2003 ed infine un Montepulciano d'Abruzzo di Valentini del 2002, che con il suo ridotto un pò molto evidente è piaciuto, in pratica, al solo commensale che lo aveva ordinato.
Iniziamo con una carellata di Burri di varie tipologie, accompagnati da varie qualità di sali e zucchero. Una cosa che non trovavo da vari anni, il burro in tavola ad inizio pasto, ma la novità è proprio questa varietà e questi abbinamenti. Ho trovato molto piacevoli in particolar modo un burro salato naturale della Normandia, prodotto dal latte di mucche che pascolano in riva al mare, ricordate l'agnello pre salé , ed uno addizionato di panna acida, veramente notevoli.
Viene poi portato in tavola un benvenuto della cucina composto da un assaggio di branzino crudo con fagiolini e cetrioli di ottima qualità, ottimo soprattutto l'abbinamento pesce e verdure, considerate che il cetriolo è una delle due o tre cose al mondo che NON mi piacciono.
Nello stesso piatto è poi presente una minitartare di crostacei su una fetta di patata lessata e coperta di germogli di soia. Questo è stato uno dei sapori che più mi ha intrigato, veramente notevole l'equilibrio dei sapori senza mai prevalere uno sull'altro. Molto intrigante anche la tarte tatin di ventresca di tonno con composta di agrumi. Altro abbinamento molto azzeccato ed equilibrato. Per finire una mini tartina di fegato grasso su cialda di caramello.
Inizia il menù vero e proprio con una Zuppa di Ovuli e pere con tartufo nero, con cannoli di pasta fillo ripieni di tartare di scampi all'estragon. Comincio col dire che, se anche erano molto buoni, i cannoli, con il piatto, IMHO, non c'entravano niente.
Il piatto in sè invece mi è piaciuto molto.
Il tortino di pere realizzato a strati con fettine di tartufo nero era ottimo, ma il clou è stato raggiunto con la zuppa di ovuli. Una crema del nobile fungo, calda, miscelata con una altra crema di tartufo nero. Il calore ha giovato al tartufo facendogli esaltare il sapore ed il profumo. Io ho sempre sostenuto che il tartufo nero vada scaldato e non mi piace quando viene servito freddo.
Qui era ai massimi livelli qualitativi come pure i funghi, presentati inusualmente in forma di crema e, soprattutto, cotti. Infatti c'era, al tavolo, chi li avrebbe preferiti crudi a fettine, ma secondo me questa presentazione era molto buona ed indovinata.
Proseguiamo con un Baccalà marinato al nocino al burro di tartufo bianco, terrina di fegato grasso al nocino con asparagi bianchi.
Ottima cottura e qualità degli asparagi, buono il Baccalà, sia quello presentato in forma di tartare che quello cotto, una cosa invece fantascientifica è stata la terrina di fegato grasso con il nocino. Un abbinamento di sapori fantastico, unico neo, sempre IMHO, l'abbondanza di nocino che sovrastava un pelo il sapore del fegato, non sarebbe stato male uno spessore più sottile di questa gelatina di nocino intercalata al fegato grasso.
Primo piatto: Gnocchi di caffè e limone, bavarese di ravanelli e caviale, cocktail di banana e macadamia.
Gli gnocchi in sé non presentavano particolarità, buon sentore di limone, caffè quasi impercettibile, bisognava proprio andarlo a cercare.
Molto buona invece la bavarese di ravanelli con caviale che dava un tocco di freschezza ed aveva una armonia di sapori ben equilibrata ed appagante. Non mi è sembrato attinente invece il cocktail di banana e macadamia.
Secondo piatto, il Carrè di agnello al té bianco con croccante di datteri e sesamo, crudo di agnello e melograno. Grande materia prima, peccato fosse, per il mio gusto, un po’ troppo cotto. Discreto il croccante, fantastico il crudo di agnello e melograno. La freschezza dei grani di melograno equilibravano perfettamente il grasso della carne di agnello che, credo, è stata marinata, in quanto non presentava il classico odore e sapore della carne cruda di agnello.
Abbiamo poi aggiunto alla “Proposta Vissani” un assaggio di formaggi dal bellissimo carrello che abbiamo abbinato ad un Kracher Riesling TBA nr.7 .Un grandissimo vino, minerale e sapido, con una bellissima acidità che si sposava mirabilmente con i formaggi da me prescelti.
Passati poi in salotto, ci hanno fatto accomodare su comode poltrone in questo salotto-veranda che dà sul lago e sullo splendido parco dove ci è stato servito il dessert, Gianduia affumicata, gratin di pere, gelato di limoncello e cannella, millefoglie di pasta filo. Una selezione di dessert, buoni anche se non entusiasmanti, a parte forse il gratin di pere che era veramente valido.
Per finire un buon caffè “industriale” della Illy ed una selezione di distillati da cui io ho scelto un buon Rum Demerara del 1974 .
Il conto finale, di € 340,00 a testa, compreso un piccolo tip, non comprendeva i distillati, offerti dalla casa.
Premetto che sono giunto a Civitella del Lago completamente “ignorante” su quello che è la cucina di Vissani, la sua filosofia e quello che vuole fare.
Conosco Vissani solo per quello che ho visto in TV e la sua “guasconeria” non mi è mai stata simpatica, ma le persone che “sanno “ di cucina gli perdonano tutto perché a Casa Vissani si mangia come in paradiso, dicono.
Ad alcuni “compagni di merende” la gita è piaciuta, a me personalmente ha lasciato un poco di delusione.
Sinceramente mi aspettavo un qualche cosa di più da una cucina che è considerata una delle migliori in Italia.
Se mi posso permettere un giudizio, trovo questa cucina “normale”. Ben fatta, eseguita quasi sempre perfettamente ed impeccabile, ma non ci ho trovato quegli acuti che mi sarei aspettato.
Da alcune chiacchiere con il personale di sala, sembra che i piatti proposti siano unici, pensati direttamente dal Sig.Gianfranco e messi in lista, SENZA NEANCHE PROVARLI! E mai più ripetuti. :-O
Se questa notizia è vera, mi viene da riflettere sul fatto che il Sig.Vissani abbia una preparazione ed una memoria gustativa talmente grande che riesce a “pensare” un piatto, in tutte le sue sfumature, in pochi minuti.
Oppure ...
Certo che con queste capacità ben si addice il ruolo di giudice alla "Prova del cuoco"!
Usa materie prime di qualità superiore per giustificare una parte dei costi di una cucina che, IMHO, non è ai livelli delle cucine con le quali vorrebbe essere paragonata e non ci ho trovato che pochi accenni a quella che in molti definiscono “arte culinaria ai massimi livelli”.
In sostanza, di tutte le proposte, le sole cose che mi hanno fatto veramente stupire sono:
1) Le due mini porzioni del benvenuto, la tartare di crostacei e la tarte tatin di ventresca.
2) La zuppa di ovuli, senza i cannoli.
3) La terrina di fegato grasso al nocino, senza tutta la parte con il baccalà.
4) Il crudo di agnello con il melograno, senza tutto il resto del piatto.
Per un ristorante di questo livello, e di questa spesa, non mi sembra poi un gran che.
Ciao

23 ottobre 2009

Serata di Caccia

Ieri sera abbiamo ricevuto una combriccola di cacciatori che ci hanno richiesto una cena a base di cacciagione.
La materia prima, naturalmente l'hanno fornita loro!

Abbiamo preparato un menù con un piatto base, polenta, e tre tipologie di selvaggina cotte in maniera diversa:
Fagiano alla cacciatora con funghi porcini
Lepre in civet
Goulash di Capriolo

Per il Fagiano, abbiamo preparato un soffritto con cipolla, sedano e carote.
Abbiamo poi aggiunto il fagiano, precedentemente messo in marinata con acqua aceto e vino bianco, salato e pepato, ed abbiamo fatto asciugare la sua acqua.
Innaffiato il tutto con un bel bicchiere di vino bianco secco, abbiamo poi aggiunto il pomodoro a pezzettoni. Dopo un due ore di cottura, abbiamo aggiunto i funghi porcini secchi fatti ammollare precedentemente in acqua.
Il tutto ha sobbollito per una ulteriore oretta.

Per la Lepre, abbiamo messo a marinare in vino rosso i pezzi di lepre con cipolla, sedano, carota, alloro ed aglio per trentasei ore. Quando abbiamo cominciato la cottura, abbiamo preparato un soffritto con sedano, carota e cipolla, quando si è appassito, abbiamo aggiunto il fegato ed i rognoni tagliati finemente e li abbiamo fatti rosolare. Quando il tutto era pronto, abbiamo aggiunto la carne della lepre, chiodi di garofano, cannella e ginepro ed il vino della marinata. il tutto è andato a fuoco lento fino all'evaporazione del vino.

Per il Capriolo, altra marinata lunga un trentasei ore in vino rosso, con i soliti sedano, carota e cipolla, più aglio, alloro, ginepro e rosmarino.
Iniziando la preparazione, abbiamo preparato un soffritto con sedano, carota e cipolla, molta cipolla. Abbiamo poi messo la carne con tutte le spezie della marinata, sale e pepe, fatta l'acqua, abbiamo aggiunto molta paprika forte, un pò di pomodoro, ed il vino della marinata, aggiunto un poco alla volta. Il tutto ha cotto a fuoco lento per quasi sei ore.

Il tutto è stato apprezzato notevolmente.

Volevo solo mettervi a conoscenza delle ricette.

Un saluto

21 settembre 2009

Le Giare

Nuova visita presso il ristorante Le Giare di Montenuovo di Montiano.

Con i compagni di merende rinnoviamo la visita presso questo ristorante che oramai da parecchi anni è nel nostro cuore.

Mancavamo ormai da un anno ed abbiamo constato con piacere che Claudio Amadori non cessa mai di mettere le sue risorse ed il suo entusiasmo nel suo lavoro che è anche la sua passione.

Rinnovata la cucina con un investimento importante, nonostante la crisi, i piatti continuano ad essere sempre una piacevole scoperta o una immancabile certezza. Dietro i fornelli c’è ancora l’inossidabile Omar Casali che condivide con Claudio la passione per la cucina di classe.

Rinnovata anche la passione per le materie prime, tutte selezionate in base alla qualità, che deve essere superba, ma anche con un occhio di riguardo ai produttori a Km.0.

Siamo in due coppie, noi uomini, scafati frequentatori di tavole imbandite, ci siamo affidati alle mani di Omar per assaggiare le sue proposte, le ragazze, invece, volendo stare più leggere, hanno ordinato alla carta.

Cominciamo con un aperitivo, un Rosè di Villa Rinaldi da uve Pinot Nero, discreto, non tanto corpo, ma ottimi profumi ed un perlage finissimo.

A tavola viene servito una antipasto tiepido di mare su un delicato Gazpacho, vista la grande qualità della materia prima usata da Omar, è inutile dire che il piatto è piacevolissimo, grande l’abbinamento con il leggero Gazpacho che esalta il sapore dei crostacei.

Proseguiamo con una bottiglia di Riesling di Dr.Loosen Trocken del 2004, grande mineralità e profumi di idrocarburi che dopo un po’ si attenuano e diventa un vino equilibratissimo e piacevolissimo.

A seguire un calamaretto farcito su pavè di legumi e foglia di pane croccante. Altro piatto saporito ed equilibrato, sia il ripieno che i legumi ben si accostano al calamaretto che rivela al sapore tutta la sua freschezza.


Le ragazze hanno ordinato una scaloppa di Foie Gras con fichi e composta di zucca, che è a dir poco stratosferica, ed un assaggio di crudi di mare, fantastico per varietà, freschezza e qualità del pescato. Gamberi, Ricciola, Merluzzo, Canocchie etc… tutti abbinati a vegetali di varie forme, colori e sapori che rendevano la portata, oltre che importante, anche piacevole. Quasi con dispiacere ci si è trovati a dover distruggere queste opere d’arte.

Si è poi proseguito con Baccalà su purè soffice di patate con pomodoro confit, olio e tartufo, pure qui si è rilevata una grande ricerca di qualità sulle materie prime ed un grande equilibrio dei sapori, forse un pelo dolce il confit. Il purè invece era di una sofficità inusitata senza togliere corpo e sapore alla patata veramente saporita.

Proseguiamo con un risotto mare e monti, con un pesto buono e non invadente, con funghi porcini, Mazzancolle e Cappa Santa. Piatto molto appagante, ne avremmo mangiato anche il bis, se non conoscessimo Omar. Infatti le portate sarebbero poi state molte ed avremmo fatto fatica giungere al termine.

Segue infatti un classico brodetto alla pescatora con immancabile triglia di scoglio, stratosferica, e brodo da zuppetta!

Proseguiamo con una cozza fritta in tempura con crema di zucca ed un assaggio di ciuffetti in umido di qualità sublime. Grande la cozza che si abbina fantasticamente con la crema di zucca.

Arriva poi a tavola un tris di assaggi di Baccalà in varie cotture: Bollito su un letto di erbette, Fritto su salsa di soia ed in Umido, tutte molte buone e realizzate in maniera perfetta.

Continuiamo a bere un ottimo Percarlo del 1999. Dal colore un po’ scuro, tendente al granato, al naso si notano i profumi di confettura di ciliegie e di prugne, una puntina di liquerizia. In bocca un grande corpo, ci si conferma la confettura con alcuni sentori di carrube e una puntina di goudron.

Passiamo poi ai secondi, per le ragazze un baccalà su purè soffice e tartufo, come il nostro antipasto ed un galletto ruspante in tre cotture. Coscia a bassa temperatura farcita, Petto in crosta di pane ed erbe ed Aletta in graticola su spinaci al burro. A parole sembra una cosa semplice fare il pollo, ma anche qui si nota la ricerca della qualità della materia prima che fa di un piatto semplice un grande piatto.

Per noi maschietti, invece una intercostata di manzo in crosta di pepe nero con finferli. Su questo piatto abbiamo discusso a lungo con Claudio, il quale lo esalta per la qualità della carne, di razza fassona piemontese, ma prodotta il loco, io invece ritengo che la tipologia del piatto, molto speziato senza per questo però essere squilibrato, non renda giustizia alla tipologia di carne che la ricerca metodica di prodotti di qualità di Claudio è riuscita a trovare.

Per finire la bottiglia di Percarlo, ci viene servito in tavola un panettone di formaggio, Blu di Montefeltro affinato nella vinacce, selezionato da Brancaleoni di Roncofreddo, una vera e propria libidine.

Terminiamo con un dessert a base di cioccolato. Una crema al cacao su ristretto di rum, una crema catalana di cioccolato, un sigaro di cacao al profumo di Rhum ed una pralina di cioccolato con croccante. Voglio spendere due parole per il sigaro, bellissima la presentazione sottovetro, pieno di “fumo” che evapora al togliere del coperchio. La foglia esterna è una sottilissima sfoglia al cacao, croccante, il ripieno è un cioccolato semifuso affumicato e si percepisce benissimo il profumo del Rhum che vene spruzzato sopra al momento del servizio.

Acqua, ne abbiamo bevuta poca, abbondante dose di caffè per affrontare il ritorno e due calicini di Rhum XO per finire, il tutto per cento euri a testa.

Claudio ci ha fatto sicuramente un prezzo di favore, ma sinceramente, tra tutte le persone che conosco che sono passate dalle Giare, i pochi che mi hanno detto che è caro, è gente che mangia per nutrirsi, non per provare emozioni.