21 settembre 2009

Le Giare

Nuova visita presso il ristorante Le Giare di Montenuovo di Montiano.

Con i compagni di merende rinnoviamo la visita presso questo ristorante che oramai da parecchi anni è nel nostro cuore.

Mancavamo ormai da un anno ed abbiamo constato con piacere che Claudio Amadori non cessa mai di mettere le sue risorse ed il suo entusiasmo nel suo lavoro che è anche la sua passione.

Rinnovata la cucina con un investimento importante, nonostante la crisi, i piatti continuano ad essere sempre una piacevole scoperta o una immancabile certezza. Dietro i fornelli c’è ancora l’inossidabile Omar Casali che condivide con Claudio la passione per la cucina di classe.

Rinnovata anche la passione per le materie prime, tutte selezionate in base alla qualità, che deve essere superba, ma anche con un occhio di riguardo ai produttori a Km.0.

Siamo in due coppie, noi uomini, scafati frequentatori di tavole imbandite, ci siamo affidati alle mani di Omar per assaggiare le sue proposte, le ragazze, invece, volendo stare più leggere, hanno ordinato alla carta.

Cominciamo con un aperitivo, un Rosè di Villa Rinaldi da uve Pinot Nero, discreto, non tanto corpo, ma ottimi profumi ed un perlage finissimo.

A tavola viene servito una antipasto tiepido di mare su un delicato Gazpacho, vista la grande qualità della materia prima usata da Omar, è inutile dire che il piatto è piacevolissimo, grande l’abbinamento con il leggero Gazpacho che esalta il sapore dei crostacei.

Proseguiamo con una bottiglia di Riesling di Dr.Loosen Trocken del 2004, grande mineralità e profumi di idrocarburi che dopo un po’ si attenuano e diventa un vino equilibratissimo e piacevolissimo.

A seguire un calamaretto farcito su pavè di legumi e foglia di pane croccante. Altro piatto saporito ed equilibrato, sia il ripieno che i legumi ben si accostano al calamaretto che rivela al sapore tutta la sua freschezza.


Le ragazze hanno ordinato una scaloppa di Foie Gras con fichi e composta di zucca, che è a dir poco stratosferica, ed un assaggio di crudi di mare, fantastico per varietà, freschezza e qualità del pescato. Gamberi, Ricciola, Merluzzo, Canocchie etc… tutti abbinati a vegetali di varie forme, colori e sapori che rendevano la portata, oltre che importante, anche piacevole. Quasi con dispiacere ci si è trovati a dover distruggere queste opere d’arte.

Si è poi proseguito con Baccalà su purè soffice di patate con pomodoro confit, olio e tartufo, pure qui si è rilevata una grande ricerca di qualità sulle materie prime ed un grande equilibrio dei sapori, forse un pelo dolce il confit. Il purè invece era di una sofficità inusitata senza togliere corpo e sapore alla patata veramente saporita.

Proseguiamo con un risotto mare e monti, con un pesto buono e non invadente, con funghi porcini, Mazzancolle e Cappa Santa. Piatto molto appagante, ne avremmo mangiato anche il bis, se non conoscessimo Omar. Infatti le portate sarebbero poi state molte ed avremmo fatto fatica giungere al termine.

Segue infatti un classico brodetto alla pescatora con immancabile triglia di scoglio, stratosferica, e brodo da zuppetta!

Proseguiamo con una cozza fritta in tempura con crema di zucca ed un assaggio di ciuffetti in umido di qualità sublime. Grande la cozza che si abbina fantasticamente con la crema di zucca.

Arriva poi a tavola un tris di assaggi di Baccalà in varie cotture: Bollito su un letto di erbette, Fritto su salsa di soia ed in Umido, tutte molte buone e realizzate in maniera perfetta.

Continuiamo a bere un ottimo Percarlo del 1999. Dal colore un po’ scuro, tendente al granato, al naso si notano i profumi di confettura di ciliegie e di prugne, una puntina di liquerizia. In bocca un grande corpo, ci si conferma la confettura con alcuni sentori di carrube e una puntina di goudron.

Passiamo poi ai secondi, per le ragazze un baccalà su purè soffice e tartufo, come il nostro antipasto ed un galletto ruspante in tre cotture. Coscia a bassa temperatura farcita, Petto in crosta di pane ed erbe ed Aletta in graticola su spinaci al burro. A parole sembra una cosa semplice fare il pollo, ma anche qui si nota la ricerca della qualità della materia prima che fa di un piatto semplice un grande piatto.

Per noi maschietti, invece una intercostata di manzo in crosta di pepe nero con finferli. Su questo piatto abbiamo discusso a lungo con Claudio, il quale lo esalta per la qualità della carne, di razza fassona piemontese, ma prodotta il loco, io invece ritengo che la tipologia del piatto, molto speziato senza per questo però essere squilibrato, non renda giustizia alla tipologia di carne che la ricerca metodica di prodotti di qualità di Claudio è riuscita a trovare.

Per finire la bottiglia di Percarlo, ci viene servito in tavola un panettone di formaggio, Blu di Montefeltro affinato nella vinacce, selezionato da Brancaleoni di Roncofreddo, una vera e propria libidine.

Terminiamo con un dessert a base di cioccolato. Una crema al cacao su ristretto di rum, una crema catalana di cioccolato, un sigaro di cacao al profumo di Rhum ed una pralina di cioccolato con croccante. Voglio spendere due parole per il sigaro, bellissima la presentazione sottovetro, pieno di “fumo” che evapora al togliere del coperchio. La foglia esterna è una sottilissima sfoglia al cacao, croccante, il ripieno è un cioccolato semifuso affumicato e si percepisce benissimo il profumo del Rhum che vene spruzzato sopra al momento del servizio.

Acqua, ne abbiamo bevuta poca, abbondante dose di caffè per affrontare il ritorno e due calicini di Rhum XO per finire, il tutto per cento euri a testa.

Claudio ci ha fatto sicuramente un prezzo di favore, ma sinceramente, tra tutte le persone che conosco che sono passate dalle Giare, i pochi che mi hanno detto che è caro, è gente che mangia per nutrirsi, non per provare emozioni.

12 settembre 2009

Mirazur Menton



Sulla via del ritorno, le vacanze finiscono per tutti, sono riuscito a metterci un'altra tappa, un po’ per non fare tutta una tirata San Celoni – Bologna, un po’ perché avevo già sentito parlare di Mauro Colagreco al Mirazùr.
Prenotato il ristorante per tempo, sarebbe stato di Sabato sera e sarebbe stato rischioso altrimenti, ho cercato anche un albergo a Menton, sempre il web mi ha dato una mano, abbiamo prenotato all’Orangerie, proprio vicino al centro di Menton. Purtroppo si è rivelato un bluff. L’albergo ha vissuto tempi migliori, ricorda il passato, ormai veramente passato, della costa azzurra. L’unica cosa veramente bella è il parco, grande e rigoglioso di piante in pieno centro, una rarità. Altra nota positiva, la possibilità per la misera cifra di euri 6,00 di parcheggiare la macchina in un parcheggio privato che per Menton è una grandissima comodità.
Comunque torniamo al busillis.

Guidati dal navigatore cominciamo a seguire il lungomare fino a che non ci viene indicato di salire per una stradina sulla sinistra, direzione ITALIA. Dopo circa un cinquecento metri veniamo avvisati di aver raggiunto la meta, ma davanti a noi c’è solo la vecchia dogana tra Francia ed Italia. Restiamo un po’ preplessi fino a che da dietro un oleandro dell’ultima casa prima della dogana, vediamo l'insegna ed abbiamo trovato il ristorante.
Un consiglio, se ci andate in macchina, arrivate presto perché di parcheggi ce ne sono veramente pochi. La strada è stretta e proprio di fronte al Mirazùr c’è un altro ristorante (che per tutta la sera ci martellerà le orecchie con musica da ballo a tutto volume! ) e perciò è difficile trovare posto. Altra valida soluzione è il taxi.
Comunque, entrati nel locale attraversando un ponticello che separa lo stabile dalla strada, ci troviamo in un locale che sembra un bar, ma è deserto! :-O
Il locale è sviluppato su tre piani. Sul primo piano, quello più basso, c’è il bar estivo, con giardino e molte piante, sul secondo piano c’è il bar invernale e sul terzo piano c’è il vero e proprio ristorante.
Noi che non sapevamo nulla, ci siamo presentati proprio nel bar invernale entrando da quella che poi si rivelerà essere una porta aperta per caso! :-)
Dopo un po’ di attesa, aggirandoci per il bar deserto, mi era anche venuta voglia di servirmi un aperitivo da solo, ma sono cose che non si fanno! :-) Ci siamo quindi diretti sulle scale che portavano alla sala ristorante e proprio in quel momento siamo stati raggiunti dal maitre che saliva dal giardino il quale in un italiano quasi perfetto si è scusato e ci ha spiegato il disguido. Ci ha portato in sala, con una bella vetrata che dà sul porto turistico di Menton, e ci ha fatto accomodare al nostro tavolo, proprio di fronte alla vetrata.
Ci viene proposto un aperitivo che io non mi faccio scappare, non sempre si trova un Billecart Salmon Rosè disponibile.
Insieme all’aperitivo ci portano la carta e tra un sorso e l’altro facciamo la nostra scelta.
Manuela non ha tanta fame anche perché è ancora piena della cena del giorno precedente al Can Fabes, perciò invece del menù Carte Blanche, da 11 portate, optiamo per il menù degustazione da SOLO 9 portate, è meglio tenersi leggerini, il giorno dopo ci aspetta il rientro in autostrada e la Domenica pomeriggio in Liguria si sa, è un dramma. :-)
Cominciamo con un benvenuto, quattro piccole “tapas” a base di verdure: bollite, fritte, al forno e crude. Originale l’idea e stuzzichevole con il mio champagnino.
Seguiamo con Oeuf à la coque, Citron confit et cresson. Servito dentro il guscio dell’uovo, un uovo tiepido aromatizzato da Limone candito e crescione che davano in bocca il sapore di quella maionnese fatta in casa come una volta, chi è stato da Eraclio alla Capanna di Codigoro, sa di che cosa parlo.
Poi Salade d’haricots, Cerises et pistaches grillées. Variante della più famosa, e locale, insalata Nizzarda, Colagreco propone questa insalata di fagiolini verdi con ciliegie, denocciolate, appena saltate in padella ed una graniglia di pistacchi tostati condita con una vinaigrette di olio e limone. Cominciamo a conoscere lo chef, è una esperienza che si avvicina a quella che abbiamo fatto da Bras. Un grande e soprattutto sapiente uso del mondo vegetale in cucina. Ci dicono che lo chef ama girovagare tra orti, giardini e campi in cerca di aromi, profumi e sapori da inserire nella sua cucina e, per il momento, ci sembra che il suo girovagare dia buoni frutti.
Proseguiamo con Ravioles de tourteaux, Dashi végétal aromatisé à l’immortelle. Ancora un abbinamento frutto del girovagare dello chef, Ravioli di granchio in brodo vegetale aromatizzato con un erba di campo chiamata in Francia immortelle, che in liguria chiamano “erba bianca” (erba gianca), dai fiori gialli e dal profumo penetrante e persistente.
Ancora Champignons sauvages, Quinoa rouge, lard de Colonnata et achillé millefeuille. Un millefoglie con strati alternati di lardo, quinoa rossa, funghi, decorata dai fiori di achillea, commestibili. Un ottima realizzazione di un piatto molto saporito ed appagante.
Segue un piatto tipico francese: Cuisses de grenouilles, Nos tomates et nos herbes. Cosce di rana fritte nel burro chiarificato con erbe aromatiche della Provenza e pomodorini saltati in padelle con le stesse erbe. Che dire, io abito in una zona dove fanno le rane in tutte le maniere, ma buone come queste ne ho mangiate veramente poche, e solo in Francia.
Andiamo ancora con La péche di jour, Espuma d’haricots coco, ail nouveau et différents basilics. Altro esempio di splendida fusion tra mondo ittico e mondo vegetale. Il pesce era uno scorfano sfilettato e passato sulla piastra, appena scottato, saporitissimo, l’abbinamento con spuma di borlotti ed aglio, impolverata da un trito di varie tipologie di basilico, era al tempo stesso sapida e fresca e serviva ad esaltare il sapore del pesce.
Bavette de boeuf, Ecrassée de pomme de terre, poivron et pimement à la fleur d’origan. Una tagliata di carne, molto buona, contornata da patate appena stufate schiacciate con la forchetta condite con vari tipi di pepe e fiori di origano. Un piatto molto semplice, magari non esaltante, ma la materia prima e l’ottimo equilibrio del condimento delle patate ne fa un piatto piacevolissimo.
Per finire i dessert.
Suope glacée de verveine, Péches et sorbet au yaourt. Una specie di sorbetto alla verbena con pezzi di pesca nettarina e yogurt artigianale. Buona la freschezza del tutto e l’equilibrio dei sapori. Ottimo lo yogurt artigianale, mi ricordava quello mangiato in Grecia, bello sodo e saporitissimo.
Meringhe légère au café, Mousse au coco et sorbet cacao. Grande la meringa, ben supportata dalla mousse ed un sorbetto al cacao come non ne mangiavo da una vita, meglio anche di quello che fa Rizzati a Ferrara. Sarebbe piaciuto anche a Teo Favaro! :-)

Beveraggi: Una acqua Evian, lo Champagne anzidetto, una bottiglia di Poully Fuissé Manoir de Capucins del 2002 (poteva essere migliore ), un bicchiere di vino rosso, Grenache, un caffè all’italiana, molto buono.

Spesa totale, per due persone, 279,50 euri. Non ho lasciato la mancia perché c’è stato uno sbaglio sul conto, ero molto stanco e non avevo voglia di fare una scenata.
Ci hanno fatto pagare il menù Carte Blanche, da 11 portate, invece che quello degustazione, da 9 portate, che avevamo ordinato, e che ci hanno portato!
Può essere stato un errore, visto la tarda ora che avevamo fatto, ma visto che già pagavo di più, mi sono limitato a non lasciare la mancia. Mi dispiace per i camerieri.

Ciao
Stefano

11 settembre 2009

Ristorante Can Fabes Sant Celoni


Dalla costa Atlantica a quella Mediterranea passando per gli splendidi Pirenei spagnoli tra Canyon, cascate, boschi e prati.
Una breve sosta a Sitges, splendido paesino attaccato alla montagna in riva al mare. Molto turisticizzato ma al momento ancora vivibile. Dicono che di Sabato e Domenica sia più caotico ma tantè, noi ci siamo capitati di Giovedì e tra l’altro in una brutta giornata!

Il giorno dopo avevamo prenotato al Can Fabes a Sant Celoni, una quarantina di chilometri a nord di Barcellona.
In verità si è trattato di un ripiego in quanto, in ordine cronologico, non ci hanno preso né: El Bulli, né El Cellar de Can Roca, né il Sant Pau, né l’Esguard.
In zona, di pluristellati, rimaneva solo quello.
Sinceramente non ero troppo convinto perché l’idea che mi sono fatto di Santamaria seguendo gli articoli di cucina è un po’ la stessa di quel cuoco campano (di cui non ricordo neanche più il nome) che ha detto peste e corna contro Bottura solo per fare parlare di sé. Santamaria mi ha dato la stessa impressione per la polemica che ha suscitato contro Adrià, anzi penso proprio che il sasso nello stagno di tutto l’ambaradan, lo abbia tirato proprio lui.
Dato che io invece ho una stima enorme per Adrià, al cui tavolo mi sedetti tanto, troppo, tempo fa, mi scocciava portare “dinero” a chi vuole farsi pubblicità denigrando colui che ritengo un vero genio.

Poi, parlando con Manuela, abbiamo deciso di provarci lo stesso, anche perché, innanzi a tutto, le tre stelle gli erano state date, poi, per poterne parlare, bene o male, credo che prima bisogna provare.

Visto che c’era la possibilità, abbiamo prenotato il tavolo in cucina.
Essendo del mestiere, avevamo pensato di poter apprezzare di più i piatti se avevamo modo di seguirne la preparazione. Di questo ne parlerò però dopo.

Il tavolo è situato all’ingresso della cucina ma un pò limitato dalle pareti che fanno degli angoli e che perciò non danno piena visuale sulla cucina, si vede solo il banco delle rifiniture ed una parte dei fornelli.
È un tavolo abbastanza grande per quattro presone, due però darebbero le spalle alla cucina, loro lo vendono anche per 6, ma, secondo me, sarebbero stretti.
La seduta è una panca fissata alla parete e perciò un po’ scomoda, soprattutto se si volesse avvicinarsi al tavolo. Il tavolo è anche abbastanza largo il che dava alcuni problemi al servizio in quanto la cameriera addetta al nostro tavolo non era propriamente alta e si doveva sbracciare non poco.

Per il tavolo in cucina c’è un menù imposto per tutto i commensali.

Si comincia con un aperitivo, piccoli bocconi di varie tapas tra cui ricordo molto buoni, una oliva nera ricoperta di granella fritta, un Pimiento del padron fritto, ed una acciuga del cantabrico condita con una emulsione di olio ed erbette, veramente notevole.
Poi, Crema de judias con escalunas y cecina. Una crema di fagioli, fredda, con scalogni tritati ed un bocconcino di “cecina”, proprio come quella di Viareggio. Abbastanza piacevole, ma poco intrigante.
Segue Ravioli de gambas al aceite de ceps. Gamberi e porcini, non è un abbinamento nuovo, ricordo che già nel 1979 li mangiavo da Gennarino a Livorno. Comunque il piatto è ben realizzato, gamberoni tagliati a metà e farciti con porcini saltati all’olio d’oliva. Ottima materia prima.
Ensalada de melon, almendras tiernas y sardinas. Grande piatto, dolcezza del melone bianco, amaro delle mandorle, grasso delle sardine, marinate in olio e limone. Un susseguirsi di sensazioni sul palato veramente incantevole e persistente.
Tartare de pescado, mariscos y citricos. Una tartare presentata sotto forma di budino a più strati. Sotto il pesce, non meglio identificato, in mezzo i frutti di mare e sopra gli agrumi tritati. Buon piatto, equilibrato e netto il contrasto tra i sapori. Sia separatamente che in “ensamble” offre al palato pieno soddisfazione.
Pan de verdura al vapor, tuetano y trufa de verano. Piatto strano: il “pane” realizzato con verdure tritate e poi “impastate” con qualche addensante (visto chi lo propone, penso ad un addensante naturale) e poi cotte al vapore, era poco soddisfacente, incomprensibili i sapori delle verdure e perciò non identificate. Il sapore con predominanza “grassa” era ulteriormente “ingrassata” dal midollo ed il tartufo estivo, mi dispiace, ma ….
“Puagra llora” al horno, Russola al forno, che dire, buona, ma è un piatto da trattoria!
Cigalas con polenta, come sopra, per quanto riguarda l’abbinamento. Per la polenta, è meglio che i “nordici” non la provino. Niente a che fare con quello che passa per la loro testa. Una cremina di farina di mais sbollentata ed insapore.
“Espardenyes” de Blanes y tocino, In italiano sono i cetrioli di mare, serviti con fiammiferini di bacon abbrustoliti. Bell’abbinamento, mare e terra in due consistenze e temperature differenti.
Escorpora con calabacines tiernos, l’abbinamento pesce e verdure torna riproporsi, come detto ormai cose già viste. Materia prima, scorfano e zucchine, ottima come sempre, ma ….
Foie-gras cocido a la brasa con chutney de platano. A me il foie gras piace in tutte le maniere, va da sé che anche questo mi è piaciuto molto. Notevole la tecnica di cottura, per il foie gras la graticola è molto difficile da usare. Ottimo anche l’abbinamento con la banana. Invece di cercare il contrasto ha seguito il senso dolce, senza diventare stucchevole.
Cordero del Montseny, berenjenas y zanahorias al comino. Carote e melanzane lavorate in padella ed aromatizzate, il giusto, con il cumino, facevano da contorno ad un agnello veramente notevole, sgrassato e ben cotto, mi ricordava quello stratosferico mangiato al Caveau del teatro di Pontremoli, dall’origine di Zeri.
Quesos fabes, una selezione di formaggi della casa. Presentata come una delle scelte migliori di Spagna, per me mancava di alcune perle, tipo il Lazos di capra ed il “Bleu” Cabrales delle Asturie. Quelli assaggiati però erano notevoli.
Panacotta con granizado de miel, una panna cotta ricoperta da miele gratinato alla “catalana”. Troppo semplice.
Sopa de melocoton con pina y coco. Una macedonia di frutta, ottima, ma sempre una macedonia.

Petit fours. Questo ricordatevelo perché ne parlerò ancora nella prossima puntata.
Un piatto di vetro nero su cui c’erano 4 assaggi di piccola pasticceria, molto buoni a parte uno che mi sembrava polistirolo. Mi ricordava quel fiocchetto bianco che negli USA servono infilato in uno stecchino e poi gli danno fuoco. Bho!

Beveraggi: una bottiglia di acqua naturale, del rubinetto (offerta), un bicchiere di Cava Especial Can Fabes (offerto), una bottiglia di Cuvée Santamaria bianco. Vino prodotto dallo chef in una vigna che ha acquistato nel Penedes, veramente notevole, è andato a tutto pasto, due bicchieri di Cuvée Santamaria rosso (offerti). Proveniente dallo stesso appezzamento, valido anche questo. Il Penedes stà dando frutti sempre più buoni. Due bicchieri di Moscatel Victoria Ordonez (offerti).

Prima considerazione: Il tavolo in cucina, a parte il menù più ampio, non vale la scelta. Più scomode le sedute, servizio più impacciato e niente di coinvolgente in quanto quasi tutte le preparazioni vengono fatte in zone che dal tavolo non si vedono.

Seconda considerazione: La cucina è tradizionale, ben eseguita, ma nulla di veramente straordinario, manca quel piatto del “buon ritorno”, quello cioè che farebbe scattare la molla per tornare a visitare il ristorante.

Terza considerazione: a riguardo della polemica con Adrià, se visitate il suo sito, noterete che anche lui usa prodotti “chimici”, unica differenza è che vengono menzionati: sul sito, ma non sul menù!

Quarta considerazione: Il servizio, a parte il Maitre ed il Sommelier, veramente bravi, preparati e disponibili, non mi sembra al livello di un tre stelle del Bibendum.

Per finire, non credo che ci tornerò!

Ciao
Stefano

08 agosto 2009

Ristorante Guggenheim Bilbao


Corsa veloce tra San sebastian e Bilbao.
La meta è il Guggenheim Museum di Bilbao, ma visto che ci siamo, aprofittiamo di pranzare al ristorante gastronomico del Guggenheim gestito da Josean Martínez Alija.
Quando, intorno alle ore 14,00, perfetto orario spagnolo, ci presentiamo al ristorante, sono un pò perplesso. Quando sono arrivato sono entrato subito nel museo e non mi ero dato la pena di guardare il ristorante, anche perchè pioveva e poi lo avremmo visto dopo.
Arrivando dall'esterno, c'è la cafèteria, poi all'interno il locale smbra un bistrò, moderno, adatto ad un museo, per un pranzo veloce per non perdere tempo con quisquiglie come il pranzo. Come dicevo, un pò perplesso, mi presento e chiedo della mia prenotazione al ristorante gastronomico.
La cordialissima hostess che staziona all'interno, ci saluta e ci scorta dietro ad un paravento di legno.
Qui c'è una saletta, piccola, 4/5 tavoli, con una magnifica vetrata sulla piazza sottostante il museo. L'arredamento è moderno, con molto legno a dare calore, ma i colori, molto acciaio e rosso vivo, rendono l'ambiente un pò freddino, sopratutto perchè siamo solo noi in tutta la saletta, cosa che poi muterà all'arrivo degli altri commensali, evidentemente il nostro orario era comunque TROPPO italiano. :-)
Il menù prevede una carta ed un menù degustazione, visto che i piatti in carta costano una cifra in più che il degustazione e volendo giustamente provare la cucina di Josean, ordiniamo tutti e due il degustazione.
Anche qui sono ben disposti ad offrirci qualche bicchiere di vino in abbinamento ai piatti.
Il menù prevede:
Pepino-melon con menta, Kéfir y perfume de pomelo. Un piatto fresco, estivo, Il Cetriolo-melone aromatizzato alla menta viene "bagnato" versandovi sopra il kéfir profumato al pompelmo. Grande equilibrio ed "Aperitivolissimo".
Hebras de Berenjena asada con "Makil goxo" y yogur de aceite de olivos milenarios (variedad de oliva Farga). Una melanzana strepitosamente cotta al forno, tagliata a fettine sottilissime e ricostruita sul piatto condita con uno yogurt di olio di oliva della varietà Farga, presidio Slow Food, aromatizzato alla liquerizia. Un sapore intensissimo e perdurante. Piatto stupendo.
Foie vegetal (aguacate), jugo de chipirones, acidulado y cilantro. Un foie gras di Avogado, lavorato in modo da dare la densità di una crema soda, "bagnato" da un brodo caldo di calamaretti versato sul piatto. Una tecnica questa che lo chef utilizza per più piatti, il brodo scioglie la materia prima del piatto senza sovrastarla, ma modificando così la sua struttura e dando in bocca un sapore che la esalta.
Merluza al vapor, caldo de ajos silvestres y alcaparras de Ballobar con hierba limòn. Un piatto più tradizionale, ma anche in questo utilizza la tecnica del "baganre" la materia prima con un brodo, questa volta di aglio selvatico e capperi, sempre presidi SF. Come detto in precedenza, il brodo si ammalgama al nasello e ne esalta la grande qualità e la perfetta cottura.
Hebras de cerdo iberico, fondo de alubia tolosana y matices picantes. Maiale cotto a bassa temperatura e poi sfibrato come se fossero julienne, accompagnato da fagioli appena un poco insaporiti da pimientos de padron che li rendevano un pelo piccanti. Grande tecnica per la realizzazione del piatto, buona la materia prima e buono l'accostamento dei sapori. Un pò banale l'idea. Forse anche perchè ci stavamo abituando a balzi su vette gastronomiche elevatissime.
Hojas frescas de melocotòn al vino tinto, con nota cìtricas y avainilladas. Sfogliatina di pesca nettarina fresca con riduzione di vino rosso. Un dessert semplice e tradizionale, ma di grande piacevolezza.
Cenizas de aceituna negra, sobre una casina de hierbas aromàticas y helado de "makil goxo". Una pallina di gelato alla liquerizia posata su una polverizzazione di olive nere lifilizzate con a fianco un formaggino fresco tipo raviggiolo, per chi lo conosce. Grande abbinamento di sapori così diversi da sembrare improponibile, ma che insieme acquistano un espolosione di sapore interminabile.
Bevereaggi: 1+1/2 di acqua, Aperitivo, Cava + vino blanco offerti, 2 bicchieri di vino biancoo Verdejo, buono, ma non al livello di quello di Subijana e perciò non lo ricordo, 1 bicchere di vino bianco passato in barrique da uve Chardonnay, anonimo, 1 bicchiere di vino rosso Grenache, discreto, offerto, due caffè ewspresso, molto buoni.
Conto totale Euri 171,74 Iva al 7% compresa.

Pranzo ottimo, sopratutto per quel prezzo, e leggero, due passi per digerire e poi siamo rientrati al museo per finire la visita.

31 luglio 2009

Akelare, San Sebastian

Trovo un pò di tempo e mi accingo a continuare il racconto, se a qualcuno interessa.

Arrivati nel Perigord Noir, territorio bellissimo, fra castelli e boschi, abbiamo visitato Domme, La Roque Gageac , Sarlat e le grotte di Lascaux II (mi sembra che si scriva così)con i suoi graffiti preistorici . I primi veramente bellissimi, l'ultima per un tocco di cultura che non quasta mai.

Poi dopo l'aquisto di una certa partita di Foies Gras, non potevo esimermi, una veloce discesa fino a Lourdes, Manuela era curiosa di vedere il santuario e la grotta. Tralasciamo il commento al business che c'è dietro, non mi sembra il luogo, e ci involiamo per San Sebastian.

Abbiamo prenotato all'Hotel Codina, alla fine della Concha, lo segnalo perchè è un 3 stelle con finiture e servizi da 5, ottimo rapporto Q/P.
Una passeggiata sulla Concha per fare venire sera, ed appetito e poi ci dirigiamo da Pedro Subjana al ristorante Akelare , l'unico del luogo che aveva posto per il Sabato sera.

Bel posto con una vetrata sulla baia dall'alto del monte Igueldo, arredamento sul moderno, ma molto legno che dà "calore". Ci fanno sedere ad un bel tavolo vicino alla vetrata, peccato che di sera il panorama si gusta meno, ma non eravamo venuti per il panorama
La carta prevede due menù degustazione, senza vincoli per l'intero tavolo, perciò, li prendiamo tutti e due!
Si comincia con l'aperitivo, ci viene servita una scatola di cartone di colore argento. Sembrava una scatola di cioccolatini, invece all'interno si trovano le tapas di aperivo: Rula de Morcilla (Pasta e Crema di Morcilla, una specie di mini babà ai funghi, caldo, stuzzichevole), Ostra que se come con Càscara (Un ostrica ghiacciata, avvolta in alghe. si mangia intera senza romperla e ti senti esplodere in bocca il sapore del mare), Polvoron de Alcachofa (una specie di spumino croccante al sapore di carciofi, discreto), Zurrukutuna en Bunuelo( una crocchetta calda con il sapore di una zuppa di bacalà all' aglio, veramente squisita).
Cominciamo i menù, che vi elenco separatamente per non creare confusione:
Il primo si chiama ARANORI ed è un menù più tradizionale di cucina vasca revisitata, il secondo BEKARKI è un menù un pò più sperimentale, che segue la direzione della cucina di Adrià, per intenderci.
A: Xangurro frìo y caliente en Ensalada con su coral.(La carne del granchio fredda servita in insalata, le gambe invece erano cotte sulla piastra servite con verdure e funghi di "fabricacion" propria, grande materia prima).
B: Perlitas y Poroso de Foie con Pan Tostado de Cacahuete. ( Una sfericazione di Foie Gras servita con una verdura che mi sembrava cicoria bollita condita con una vinagrette acidificata ed una riduzione di hibiscus con croccantini di pane alle arachidi, grande l'abbinamento dolce-acido).
A: Gambas con Vainas al Fuego de Orujo. (Gamberi dell'Atlantico cotti in sala dal maitre usando l'aguardiente che fiammeggiava dentro ad una pentola di ghisa proprio sul tavolo, una specie di fiammeggiagura. Nella stessa c'erano delle julienne di "tacole", lo virgoletto perchè è così che le chiamiamo noi, non sò come si chiamano in italiano, sono dei legumi verdi, piatti che assomigliano alle fave con tutto il bacello, ma che si mangia tutto a differenza delle fave che vanno sbucciate. Piatto semplice, ma saporito, ottimi i gamberi.)
B: Moluscos en la Red del Pescador.(Un piatto di molluschi aperti sulla carbonella, quindi abbastanza asciutti e senza condimenti, serviti su una crema di riso e borragine, Il tutto coperto da una rete fatta con una tempura di schiuma di alghe. Piacevole la vista, meno interessante il piatto, i molluschi si erano un pò troppo asciugati nell'aprirsi e: ve l'immaginate un ostrica senza acqua? )
A: Setas con "Pasta al Huevo" (un piatto di funghi, ottimi tra l'altro, finferli, porcini ed altri di cui non ricordo serviti con numero 4 spaghetti del diametro di circa 5 cm. Due fatti con solo il rosso dell'uovo e due fatti con solo la chiara, da mangiare aternativamente per gustare il diverso abbinamento).
B: Ravioli de Verdura. (dei ravioli fatti senza la pasta ma usando delle fettine sottilissime di verdura ripieni della stessa verdura con un brodo vegetale, sul tutto, come se fosse parmigiano, sottilissime lamelle di prosciutto iberico tostate. Un piatto di grande lavorazione ma poco appagante, il brodo vegetale era troppo saporito e copriva un poco il sapore delle singole verdure).
A: Atùn con HIlos de Cebolla y Pimiento asado. ( un tocco di tonno dorato fuori e rosso dentro accompagnato con peperoni arrosto di varie tipologia, una fra tutte il mio preferito, Pimiento del padron, contornato da erba cipollina. Ancora una volta si nota la grande qualità della materia prima).
B: Salmonete Integral con "Fusili" de Salsa. ( un filetto di Triglia alla piastra con praline e "fusilli" fatti con i ritagli del pesce: testa, spine e fegato impastati con una salsa con prezzemolo, soia ed aglio bianco. Veramente un gran piatto, bilanciatissimi i fusilli e le praline, agiiungevano il quid per farne un piatto da ricordare).
A: Cochinillo Asado con "Bolao" de Tomate y Emulsion de Iberico. ( un maialino da latte tenerissimo, cotto prima con il brodo e poi passato al forno. Da gustare alternativamente con una sfera di pomodoro e poi con la riduzione di prosciutto ed infine insieme. Piatto ottimo anche se abbastanza tradizionale nei sapori, ottima realizzazione).
B: Lomo de Cordero asado en los Tisones de la brasa. ( un carrè di agnello completamente sgrassato e cotto al rosa, servito son una tempura di farina di malto torrefatta che dà l'impressione di braci di carbone e danno un sapore tostato alla carne, in accomagnamento un "candy" di pomodoro che si sgioglie in bocca. anche questo, veramente valido).
A: Leche y Uva, Queso y Vino en Evolucion Paralela. (varie tipologie di formaggi, elaborati con uva, spezie, pomodoro e vini vari. Classico finire con il formaggio, Originale e gustosa la proposta).
B: "Xaxu" con Helado Espumoso de coco. ( Un dolce classico della pasticceria Tolosana ricteato con un atecnica di gelato spumoso a base di uova e mandorle, veramente buonissimo).
A: Otra Tarta de Manzana. (una torta di mele sulla quale non si vede nessuna mela, ma che sà di mela più di qualsiasi abbia mai mangiato).
B: Melocotòn "en Almibar". (viene servita in un vasetto trasparente. (sembra una pesca sotto spirito, in realtà è una palla di cioccolato ripiena di una salsa alle ciliegie e poi si vebe lo sciroppo a base di acqua zucchero ed aguardiente. Simpatico, ma non al livello degli altri dolci).
Tutto il pasto è stato servito con vino a bicchiere.
Oltre all'acqua, poca, abbiamo bevuto: 2 bicchieri di Verdejo Campos Goticos (da ricordare, veramente notevole),1 bicchiere di Rielo Bodega Heredad de San Andrés, un pò barricato, ma ottimo , 2 bicchieri di Ferrer Bobet 2005, Priorato, Carignano e Grenache, con l'agnello era strepitoso, 1 bicchiere di Càligo, Chardonnay botrytizzato, notevole.

Un ottima esperienza.

29 luglio 2009

Michel Bras, Laguiole

Come avrete notato, sono tornato, ebbene sì, le vacanze estive le ho finite.
Voglio cominciare ringraziando pubblicamente Stefano Beltrame ( _pll) per l'accoglienza riservataci, infatti la prima tappa delle mie vacanze, è stata proprio Finale e non potevo non passare a salutare SAR, anche percè è difficile mangiare di meglio in zona, per quello che conosco io.
Siamo capitati poi di Domenica e lui era indaffarato come mai, ma è stato comunque di una gentilezza e disponibilità inusuale, almeno per le mie esperienze.
Ho scritto MIE vacanze in maiuscolo perchè da molto tempo non riuscivo ad organizzarmi le vacanze ad insaputa di Manuela e TUTTE le decisioni le ho prese io, MIRACOLO!!!!! :-)))
Dopo la piacevolissima sosta a Finale ci siamo diretti al centro della Francia sul Massiccio Centrale per una discesa in canoa nelle gole dell'Ardeche, faticosa, ma bellissima.
Il giorno dopo abbiamo attaversato il parco delle Cevennés con una sosta a Villefort sul lago omonimo veramente incantevole ed una visita a La Malene, antico porto sul fiume, piacevolissimo.

Veniamo poi al Giovedì, visita a Michel Bras a Laguiole.

Dopo una sosta alla fabbrica dei famosi coltelli, non per niente disegnata da Philippe Starck,
con acquisto obbligatorio, almeno per me che sono un apassionato, siamo approdati in questo ristorante che ci aveva riservato un tavolo solo per il mezzogiorno, essendo tutto esaurito nelle sere degli altri giorni in cui avevo fatto richiesta.

Aperitivo nella splendida sala a vetri che dà sulle colline dell'Aubrac, ho gustato un aperitivo tradizionale della zona, vino bianco aromatizzato all'arancia, niente di particolare l'aperitiivo, ma spettacolare la vista. In accompagnamento, piccole tapas fresche, veramente notevoli.

Abbiamo fatto la nostra ordinazione sulla terrazza coperta e poi ci hanno accompagnato al tavolo.
Il ristorante è arredato molto moderno, con un ruscelletto che divide la zona tavoli dal corridoio per accedervi, in modo che il passante non disturbi gli altri clienti che sono già ai tavoli.
Anche il nostro tavolo era disposto proprio di fronte ad una vetrata che andava per tutta la zona ristorante e dava sulle colline in fiore.
Abbiamo scelto il menù degustazione Découverte & nature a 179 euri + IVA al 5,5%.
Non ho mai capito perchè l'IVA è variabile da ristorante a ristorante, comunque è sempre pù bassa che da noi!

Cominciamo con Le gargouillou de jeunes légumes, una insalata con verdure un pò crude ed un pò cotte a vapore. Forse la più buona mai mangiata da me. Fantanstico il sapore netto delle varie verdure ed anche l'abbinamento del caldo e del freddo. Per quelle calde il punto di cottura era perfetto.

Passiamo poi a Le turbot poelé au beurre demi-sel & roulé dans du vinagre: una fettina di rombo brasato sul burro apena salato con un contorno di legumi tagliati a listarelle sottilissime, veramente stuzzicante.

Si segue con La tranche de foie gras de canard grillée, des amandes, figues noires & fenouil.
Il fegato, inutile dirlo, era fantastico, grande l'abbinamento con le mandorle e l'odore del ficocchietto selvatico, Quello con i fichi era un pò più scontato, comunque un grande piatto.
Un'osservazione, va bene che è stagione, ma le mandorle l'hanno fatta da padrone anche per le altre successive tappe gastronomiche.

Per interrompere, i cereali: La gallette: cèbe, courgette, poivron... sur un jus aux truffes de Comprégnac.
Ancora un grande piatto che rivela la grande capacità di trattare le verdure ed i frutti della terra.

A seguire la viande: Le carré d'agneau Allaiton roti sur os: Artichauts & Boulgour à la coriandre: fleurs & huile de serpolet.
Carne di qualtà sublime, contornata ancora da verdure e fiori. Qui mi sarei abbuffato, ma purtroppo... sapete com'è, l'etichetta vuole la sua parte, ma non sono riuscito a non fare scarpetta! :-)

Si passa poi al carrè dei formaggi, mi sarei aspettato qualche scelta in più, ma Bras dedica molto al suo territorio ed ha lasciato fuori molti dei formaggi più rinomati per dare spazio ai pur sempre ottimi formaggi dei dintorni, su tutti un Roquefort da urlo.

Sui dessert è calata l'unica ombra del pranzo, un biscotto tenero di cioccolato, anche se fatto bene, pur sempre l'ormai inflazionato flan con cuore di cioccolato fondente, con una purea di banane caramellate.
Delle ciliegie confites al timo molto scarse e per finire delle sfere di sorbetto di frutta di stagione e fragole con gli ormai consueti fiori, veramente deludenti.
Se non fosse stata pe la debacle dei dessert, sarebbe stato forse il miglior pasto di tutta la vacanza.

Il tutto anaffiato da una bottiglia di Silex del 2002, seccata in barba alle limitazioni.

Dopo una breve passeggiata nel giardino esterno, veramente bellissimo,
siamo poi ripartiti alla volta del Perigord Noir.

Arrivederci alla prossima puntata. :-)))

18 febbraio 2009

Presidi Slow Food

Martedì 10 Marzo dalle ore 19,30
Degustazione di alcuni cibi dei presidi di Slow Food del Veneto.
In abbinamento alcuni vini DOC
Costo dell'assaggio: € 15,00 per i Soci Slow Food e € 18,00 per i non soci.

24 novembre 2008

Perbellini Isola Rizza



In occasione della vicinanza delle date di compleanno, mia, di Manuela e di una cara amica di Gorle, abbiamo deciso di trovarci a metà strada per un pranzo celebrativo.

Arrivo ad Isola Rizza alle ore 13.00, puntuali, veniamo accolti gradevolmente dalla gentilissima signora Paola che ci fa accomodare in una piccola sala con altri quattro tavoli, solo due occupati.


Noi, da bravi usnettari arriviamo preparati, infatti abbiamo controllato le carte del ristorante sul suo sito tante di quelle volte che oramai lo sappiamo a memoria.

La signora Paola, ci propone il menù degustazione proposto dallo chef, che cambia tutti i giorni, noi accettiamo, chiedendo se fosse possibile inserire qualche piatto che ci ispirava particolarmente, cosa prontamente accettata nella comanda. Questa cosa mi ha colpito, perché sempre più spesso si incontrano ristoranti che NON accettano variazioni o, cosa che mi disturba ancora di più, obbligano TUTTI i commensali a mangiare le stesse cose. Politica che posso capire, ma che non giustifico, soprattutto in un grande ristorante.


Partiamo con il piatto forte:

Wafer al sesamo con tartare di branzino, formaggio all’erba cipollina e sensazione di liquirizia.

E’ forse il piatto che più di tutti ha fatto conoscere la cucina di Giancarlo Perbellini in Italia, a parte che la presentazione è molto bella, la cosa che più mi è piaciuta è stato l’equilibrio di sapori in cui nessuno prevaricava l’altro, ma tutti erano piacevolmente ben presenti.


Siamo a pochi kilometri da Isola della Scala, patria del Vialone Nano e perciò non potevano mancare piatti con questo ingrediente,

Il primo:

Ravioli farciti di Risotto, con salsa al tartufo.

Un buon risotto presentato in una forma nuova, quella del raviolo che conteneva il risotto, al mio gusto è sembrato un ottimo risotto alla parmigiana, Il tutto su una salsa che mi sembrava una crema di Parmigiano con un buona grattugiata di tartufo bianco, ben maturo e profumato.


Il secondo:

Risotto mantecato alla cannella e Parmigiano con ragù di maialino allo spiedo

Esecuzione del risotto perfetta, all’onda. Anche in questo piatto ho trovato un grande equilibrio di sapori, armonici e ben bilanciati, il maialino poi, con piccole parti di cotenna croccante, ha esaltato il suo sapore con il profumo della cannella.


Tra gli altri piatti serviti faccio menzione di questi:

Gamberone dorato su castrature di Sant’Erasmo croccanti, finferle, olio al rafano e gelatina d’Aperol

Dalla descrizione eravamo un po’ perplessi, erano le componenti rafano e aperol che non ci convincevano, ma CVD (come volevasi dimostrare) ci sbagliavamo. Il fritto dei gamberoni e dei carciofi, pur se delicato, sempre grasso, si equilibrava benissimo con il “piccante” dell’olio di rafano e con l’amaro-dolce dell’Aperol. Un piatto che porterò a memoria per molto tempo.


Guanciale di vitello brasato e scaloppa di foie gras, purè di patate e porri fritti.

Grande esecuzione di un piatto più “Normale”. Qui non si è voluto stupire con “Cose che voi umani non potete neanche immaginare”, ma con la semplice presentazione di una materia prima straordinaria eseguita

con gusto tradizionale. La semplicità del piatto è stata esaltata dal contorno, pur povero, ma sempre buonissimo.


Per finire gli altri commensali hanno approfittato del mastodontico carrello dei dolci, io ho preferito un assaggio di formaggi, veramente di grande qualità.


Abbiamo bevuto, scelti da noi:

un ottimo Magnificentia di Uberti S.A.

un grandissimo Clos de Beze di Rousseau ‘01

un appena sufficiente Vouvray Le Mont Molleux di Huet ‘96


Per finire, mi viene spontaneo un paragone con un altro grande ristorante visitato il giorno prima:

Due modi di affrontare la cucina completamente differenti:


Sperimentativa e con una ricerca, quasi maniacale, del nuovo, quella di Alajmo, sempre in discussione con se stesso e con i suoi commensali.


Più concreta, legata al territorio ed equilibrata quella di Perbellini.




A mio gusto preferisco la cucina di Perbellini, giudizio però dovuto forse all'ottimo vino che ha accompagnato il pasto, se devo proprio fare una critica agli Alajmo brothers, come li chiama Sararlo, è proprio data alla cantina, che, forse per motivi professionali, non mi ha colpito più di tanto.


Sapete, da noi si dice:

Se mangi bene e bevi così così, sei stato così così.

Se mangi così così e bevi bene, sei stao bene! :-)))

20 settembre 2008

Resoconto tardivo, ma credo interessante

Domenica 15 Giugno, ci siamo ritrovati a casa di Federico Grasso, Cantina Silvio Grasso, bravissimo produttore di La Morra (CN) per l'annuale barbecue del dopo "Degustar per vigne"( http://tinyurl.com/55kags ).


Come di consueto, si mettono a confronto cibi e vini.


Tra i cibi sono stati assaggiati il Lardo, la Soppressata, il Biroldo dalla Toscana, la Mortadella di Pasquini, lo Speck e la Pancetta affumicata di Lorenzo D'Osvaldo.


A confronto, sulla griglia un Controfiletto Argentino, la bistecca di Chianina e la bistecca di Mucco Pisano.


I salumi erano tutti molto buoni, artigianali, senza conservanti, molto particolare il Biroldo, con sangue di maiale dal gusto molto forte e particolare.


Tra le carni, la mia preferita da sempre, per la finitura in griglia è la Chianina, ottima anche quella del Mucco Pisano, leggermente più stopposo, ma molto saporito il controfiletto.


Per i vini la solita degustazione alla cieca.


Presentate 33 bottiglie, la maggior parte dell'annata 1999.


1) Barola Giacosa 1999: Colore mattonato, abbastanza alcolico al naso in bocca si notava una certa età, ancora ottimo se lo si accompagnava ad un buon umido o brasato. Voto IHV +1

2) Barolo Ceretta Di Germano 1999: Colore mattonato, al naso usciva una certa puzzetta, un poco di ridotto. In bocca continuava la sensazione di un vino poco pulito. Voto IHV -1

3) Barolo Bussia Soprana Aldo Conterno 1999: Colore più vivo dei precedenti, al naso un poco sporco, in bocca invece ne usciva un buon vino. Non armonico. Voto IHV 0.

4) Cabernet 1999 di una cantina Ungherese di cui non ricordo il nome. Molto chiuso, quasi ermetico. Voto IHV +1.

5) Pinot Nero Clos Vougeot 1999: Colore molto scuro, scambiato per uno Shiraz. Buon naso ed armonico in bocca. Voto IHV +1.

6) Maestro Raro Felsina 1999: Cabernet chiaro e lampante anche se un pò invecchiato, molto buono. Voto IHV +2

7) Merlot Germano 2004: Subito battezzato come bordolese, io l'ho scambiato per un uvaggio con Cabernet, sentivol'erbaceo, molto buono. Voto IHV +2

8) Brunate Elio Altare 1999: Nebbiolo netto, colore e profumi molto buoni, ancora molta vita davanti, non avrei mai detto che fosse un '99. Alcuni hanno sentito un leggero sentore di Tappo, io l' preso per un legno molto netto. Faceva parte di una magnum che è stata sdoppiata, nell'altra bottiglia nessuno ha sentito il tappo! :-). Voto IHV +2

9) Vitiano Falesco: Un poco chiuso, io l'ho scambiato per un Pinot Nero molto maturo, ma comunque molto buono. Voto IHV +2

10) Boldo TreMonti 1999: Sicuramente una trappola, il vino era chiuso e dal colore mattonato, non sono riuscito a battezarlo, però mi è piaciuto abbastanza. A suo tempo ebbe una buona valutazione sul Gambero Rosso. Voto IHV +1

11) Pinot Nero Savigny Chandon de Brialles Aux Fourneau 1999: Bel colore, ancora abbastanza scuro, ottimi profumi, in bocca ancora tannico, segno di una lunga vita davanti. Voto IHV +2

12) Volpaia Balifico: Battezzato come Sangiovese, molto chiuso al naso, in bocca era ruvido, non è piaciuto molto. Voto IHV -1.

13) Barolo Colonnello Aldo Conterno 1999: Uno dei vini che più mi è piaciuto, ancora fresco, buoni i profumi ed equilibratissimo in bocca. Voto IHV +2 +

14 ) Castel del Monte rosso: Non identificato, neanche ci ho provato. Molto chiuso con alcune puzzette che saltavano fuori. Voto IHV -1

15) Pinot Nero Rousseau Ruchottes-Chambertin 1999: Pinot Nero chiaro e lampante, un naso stupendo, peccato che in bocca non abbia dato sostanza alle aspettative. Voto IHV +1

16) Pinot Nero Mazoyeres Perrot-Minot 1999: Anche qui il Pinot Nero saltava subito fuori. Buon naso e buono in bocca. Equilibrato. Voto IHV +1

17) Avvoltore MorisFarm: Tappato!!!! ad un esame, voluto per forza, denotava comunque una buona qualità.

18) Pinot Nero Pommard "Pezerolles Montilles" 1999: Molto buono anche questo PN. La tipologia viene fuori alla grande. Voto IHV +1 +

19) Arborina Elio Altare 1999: Qui ho faticato a riconoscere il nebbiolo, il vino comunque era molto scuro, i profumi abbastanza fruttati, in bocca molto tannico. Voto IHV 1

20) Chateau Montrose 1999: Bordolese molto elegante, ancora giovane in bocca, la frutta era molto fresca. Voto IHV +1

21) Chambertin Rossignol-Trapet 1999: Uno dei vini più buoni della giornata. Grande equilibrio tra naso e bocca. Incredibile la pulizia del vino anche perchè quando andammo a visitare la cantina era quella con le botti più piene di muffa di tutte. Voto IHV +2 +

22) Nobile di Montepulciano Riserva Fatt.del Cerro: Il Sangiovese (Prugnolo)salta fuori alla grande, ruvido in bocca e molto tannico. Non proprio piacevole. Voto IHV 0

23) Arborina Elio Altare 1999: II° bottiglia di un altro Magnum portato da Elio, si conferma molto tannico, non so se perchè venuto dopo ottimi PN, ma mi è sembrato inferiore alla bottiglia precedente. Voto IHV 0

24) Brunate Elio Altare 1999: II° bottiglia come dicevo prima, nessuno ha più sentito il tappo, l'aria gli ha fatto bene, il legno si era integrato meglio dandogli una morbidezza molto presente. Voto IHV +1

25) Barolo Ciabot Manzoni Silvio Grasso 1999: Vino ben fatto, equilibrato e piacevole. Voto IHV +1

26) Hermitage Faurie 1999: Frutto sopra tutto, vino giovane, io lo avevo scambiato (un pò per scherzo) per un Lacrima di Morro. Molto Piacevole. Voto IHV 0

27) Barolo Pra Po Germano 1999: Molto buono, subito al naso è spuntata la viola, colore non troppo scuro, in bocca un grande equilibrio ed eleganza. Voto IHV +2

28) Shiraz Germano 2004: Sgamato subito, grande tipicità, ma anche un grande vino. Non sfigurerebbe in Cote Rotie. Voto IHV +2 +

29) Barolo Bricco Luciani Silvio Grasso 1999: Anche qui uno dei più buoni della giornata. Eleganza e morbidezza le caratteristiche più evidenti. Questo vino dei padroni di casa merita un posto nell'olimpo dei vini. Voto IHV +3

30) Percarlo San Giusto a Rentennano 1999: Dopo il Bricco Luciani ha fatto una figura magra, con il senno di poi un voto più alto lo avrebbe meritato, ma al momento... Voto IHV 0

31) Nebbiolo Val de Preti Matteo Correggia 1999: uno degli ultimi fatto dal povero Matteo. Poco e niente da invidiare al Bricco Luciani, la mia votazione è stata infatti paritaria. Voto IHV +3

32 Insieme 1999 Silvio Grasso: Un altro grande vino, che a fine degustazione è tutto dire! Buoni profumi ed abbastanza grasso in bocca. Voto IHV +2


33) Vino Libanese di cui non ricordo il nome, non degno di nota! :-)))


Che dire, è stata una bella esperienza che spero di riuscire a ripetere il prossimo anno.


Approfitto di queste pagine per ringraziare di nuovo, prima di tutto Federico Grasso e la sua simpaticissima signora, e poi tutti i partecipanti che, chi più chi meno, hanno contribuito con il loro apporto e la loro presenza a rendere grande questa giornata.


Ciao


Stefano


A maggiore chiarezzo allego il metodo di valutazione vini adottato a suo tempo da IHV

-2 Blah .. questo vino è una schifezza. Sputo anche quello che ho in bocca

-1 Il vino non mi piace proprio. Faccio finta di nulla e chiacchiero per non dover finire il bicchiere

0 Il vino può essere bevuto senza morire

+1 Il vino è buono. Viene voglia di bere un secondo sorso e versarsi un altro bicchiere

+2 Questo vino è molto buono, ne compro volentieri qualche bottiglia da portare a casa

+3 Oh !! ... Meraviglia... Questo è il vino che voglio offrire agli amici per fare una bella figura.

13 giugno 2008

PRESENTAZIONE LAGEDER

Continuiamo con le presentazioni delle aziende, con il form del paghi 2 ed il terzo te lo offriamo noi.

L'azienda che presenteremo sarà una azienda storica dell'Alto Adige : Alois Lageder( http://www.aloislageder.eu/ita/home.php ).

I freschi vini dell'Alto Adige bene si adattano ad un aperitivo in compagnia, ma anche alla cucina estiva, con pochi grassi e molti profumi.

Sabato 14 Giugno 2008 sempre dalle ore 17,00, la presentazione proseguirà per tutta la serata.

Arrivederci
Stefano