28 ottobre 2011

Torre del Saracino Vico Equense

Prima tappa di una veloce zingarata al meridione, Vico Equense.

La Torre del Saracino è situata alla fine della discesa al piccolo porto di Vico Equense, Marina di Seiano. La discesa comincia dalla panaromica proprio dopo l’uscita del centro storico di Vico. Una bellissima ristrutturazione che ha trasformato un vecchio stabile in un ristorante dall’arredamento moderno ma caldo e confortevole, con una vista mozzafiato su Napoli ai piedi del Vesuvio.

Dopo esserci persi ad ammirare il panorama, veniamo accolti da Gennarino in persona il quale ci accompagna al tavolo e ben volentieri si presta ad accompagnarci in questa nostra esperienza gastronomica.

Si comincia con un assaggio di tonno scottato su crema di patate al basilico: cottura perfetta, carne saporita e sugosa ottimo equilibrio di sapori.

Arriva poi un piatto, per me, fantastico, Alici maritate in carpione con pesto di fiori di zucca , salsa di albicocche e gel al pomodoro: la foto non premia, la mano mi ha tremato!
Ne prendo una in prestito dal web perché ne vale veramente la pena. Alice in carpione, ripiena di una alice cruda. Grassa l’alice, acida la frutta, dolce il gel agro il pesto! Come vivere sul filo del rasoio. Un milligrammo in più da una qualunque parte ed il piatto sarebbe rovinato, invece… Uno SPETTACOLO!!!

La cucina di Gennarino si caratterizza dal legame che ha con il suo territorio.
La grandezza di Gennarino stà nel presentare i prodotti più semplici in piatti strepitosi.

Si continua con un Peperone friggitello ripieno di Murena su zuppetta di arance di Corbara con Calamaretti e Bottarga di Muggine. Il pesce nell’orto: la carne delicata della murena resa iodata dalla bottarga ed addolcito dal peperoncinofritto. Uno dei molti piatti che valgono il viaggio!

Ci rinfreschiamo il palato con una insalatina? Gennarino propone, come si fa dirgli di no? Insalata di Triglie e Bietole. Un flash di colori che affascina, fresco e delicato in bocca come solo il pesce di scoglio può essere. Grande!

Cominciano i primi, un classico, Risotto al Pomodoro Cuore di Bue con Fior di Latte e Calamaretto: cottura perfetta del riso con il sapore del pomodoro che riempie la bocca e la burrata che ottimamente si ammalgama con il calamaretto di una freschezza imbarazzante!

Parmigiana di Pesce Spatola (altrimenti detto Bandiera): Un classico di questo ristorante, l’applicazione di un classico della cucina campana al mare in cui si affaccia, da applauso.

Segue la Minestra di Pasta con Crostacei e Pesci di scoglio: mi ha ricordato tanto la minestra di fagioli con le vongole che faceva Bartolini alla Buca, un gran sapore per un piatto povero nobilitato dalla triglia abbrustolita.

Continuiamo con le Pappardelle di grano duro al sugo di Cozze alla saracena: un gran piatto che coniuga la perfezione della pasta con un sugo terra-mare ridotto in crema che legava il tutto perfettamente.

Veniamo poi a terra con un altro classico della cucina napoletana, la pasta alla genovese. Questa volta sono dei Ravioli ripieni di coniglio con condimento alla genovese su crema di Provolone del Monaco: più territorio di così si muore.

Andiamo con i secondi: Tonno in crosta di Pistacchi con Cipollotto brasato e pesto di ortaggi. Non ostante fossimo già avanti con il pranzo, non sono riuscito a trattenermi e mi sono dimenticato di fare la foto prima. Penso però che questa renda l’idea della piacevolezza dl piatto!

Anche nei secondi un po’ in mare ed un po’ a terra, Maiale nero di Caserta con Pesto di frutta in agro, Datteri allo Zenzero e salsa di Mela Annurca. Se ce ne fosse bisogno, la conferma della padronanza della tecnica, una carne, ottima, forse scontata, ma abbinata a delle salse fantastiche che esaltano il piatto fino a farlo diventare un must.

Un sorbetto per staccare, molto delicato e fresco.

Arriva poi la Passeggiata Vicana. Anche qui TERRITORIO scritto in maiuscolo! Panna cotta al limone Sfusato, Mousse all’Olio di Oliva uniti da un Biscotto alle Noci. Siamo ad un livello strasferico galleggiando tra piacevolezza, gusto e leggerezza.

E per finire un grandissimo Millefoglie di mandorle con gelato di frutta.

Gennarino da bere:

Preciso subito che ho fatto una stupidaggine, avendo poca fiducia nei vini locali mi sono buttato su un Riesling della Mosella che già conoscevo, buono ma nulla più. Poi, complice forse il fatto che al tavolo vicino era seduto Luca Gardini, è cominciata una giostra di bottiglie locali stappate ad hoc e non ci è parso vero poterci salire su!

Si è cominciato con un Fiano di Avellino dimenticabile, ed infatti me lo sono scordato.

A seguire un Greco di Tufo di Villa Diamante da coltivazione biologica, veramente interessante, sapido e profumato.

Continuiamo con un Lacryma Cristi Vigna del Vulcano Villa Dora straordinario, pietra focaia e iodio, sapidità alle stelle, poi fiori e e frutta, anche camomilla, un gran bel bere.

Con i secondi un bel salto ai vini rossi con un Tintore Borgo di Gete dell’Azienda Agricola Reale, un bel vino, secco, fruttato e non troppo impegnativo servito fresco, ma non freddo. Ottimo!

Per il dolce un Moscato di Baselice della Masseria Parisi. Buona acidità, non troppo dolce, un buon vino anche se io non lo avrei abbinato a quella tipologia di dolci che ci sono stati serviti.

Capo cosparso di cenere per me e CHAPEAUX al Sommelier che ci ha fatto bere veramente bene.

Inutile dire che il viaggio è stato ripagato in pieno!

17 ottobre 2011

Sol y Mar Riccione

Ventosa Domenica di metà Ottobre, ormai superata per questioni di calendario l’idiosincrasia al traffico domenicale della A14, decidiamo di andare a ritrovare la cucina del Sol y Mar.
Ancora non ero stato dopo la ristrutturazione che devo dire ha reso, se possibile, ancora più piacevole la sosta.
Dato che i piatti erano completamente rinnovati dalla nostra ultima visita, abbiamo scelto di lasciare fare a Teo ed abbiamo preso un menù degustazione da 5 portate a € 40,00.
Devo premettere, e ci tengo a dirlo prima, che tutti i piatti sono stati di ottimo livello.
Come però credo che sia giusto che sia, i gusti di ognuno di noi sono diversi e perciò ci sono stati piatti che ci hanno entusiasmato ed altri che invece ci hanno convinto meno.
Cominciamo con un carpaccio di Ricciola con leggero latte al cocco e polvere di agrumi: questo ci è piaciuto veramente molto! Una materia prima di qualità elevatissima, ben evidenziata dal latte di cocco che, nella descrizione del piatto, ci aveva suscitato una qualche perplessità, invece il giusto dosaggio, equilibrato dalla polvere di agrumi, serviva ad armonizzare perfettamente il gusto della carne del pesce.
A seguire gamberi alla greca, non stò più a parlare della qualità delle materie prime perché mi ripeterei all’infinito. In questo piatto ho apprezzato particolarmente l’utilizzo della Feta sciolta in una cremosità appagante con l’umido al pomodoro. Come dicevo prima, ognuno ha i suoi gusti e questi gamberi, IO, li avrei lasciati un pelo meno cotti, ma nel complesso è stato un ottimo piatto degno di scarpetta!
Proseguiamo con delle taglioline al kamut con pomodorini confit e ragù di pesce azzurro. Io amo il pesce azzurro e non poteva non piacermi questo piatto, anche se non amo il grano kamut. Buono il sapore del pesce, verace e robusto che stuzzica il bere un bel bicchiere di vino fresco e leggero.
Ci viene poi servito un piatto di paccheri al sugo di canocchie dove i suddetti crostacei erano presenti anche in forma cruda. Ecco in questo caso, pur apprezzando la qualità delle canocchie, le avrei preferite anche solo scottate, o comunque ad una temperatura fuori dal freddo. Capisco che possa anche essere voluto, questo gioco di temperature, io esprimo un mio gusto personale che non vuole minimamente declassare la cucina di Teo.
Secondo piatto un filetto di tonno in crosta di pistacchi. Servito con a lato un cucchiaio di melanzane a tocchetti leggermente stufate al naturale. Pur nell’oramai onnipresenza del tonno sulle tavole dei ristoranti di pesce della zona, questo piatto si distingue notevolmente non solo per la qualità della carne, ma per la cottura in crosta con i pistacchi che esaltano le caratteristiche di sugosità del tonno. Veramente ottimo.
Per finire un dessert che da solo vale il viaggio!
SICILIA !!! Che roba ragazzi! Un gelato al pistacchio degno delle migliori gelaterie d’Italia, accompagnato da una spuma di martorana, un composta di fichi d’india e poi c’era anche un'altra cosa che ora non ricordo. Ricordo solo che è stata una esperienza veramente grande.
Difficilmente trovo ristoranti che stanno a questi livelli dall’inizio alla fine.
Mi sembrava di essere alle nozze di Cana!
Ultimo commento per il servizio, pur essendo il ristorante pieno murato, il servizio è stato dentro tempi coerenti e quanto più gentile è possibile.
Complimenti Teo e spero di tornare presto.
Ah, ero talmente preso dal mangiare che mi sono dimenticato del bere!
Una carta dei vini composta con amore e competenza, per niente banale e con ricarichi che a dire onesti è dire poco. Se poi siete amanti di bollicine… be' qui vi caverete la voglia!
Io ho scelto un vino che non bevevo già da alcuni anni e che, IMHO stranamente, non trovavo in giro: il riesling di Sergio Germano Herzù . Il 2009 è tre bicchieri pienamente meritati, conosco Sergio già da alcuni anni ed il suo riesling è sempre stato uno dei più buoni mai bevuti in Italia, quest’anno è al livello di alcuni dei migliori tedeschi ed ho detto tutto! Quando poi i degustatori assaggeranno il suo tempranillo allora sì che si sgraneranno gli occhi!

09 settembre 2011

Degustazione vini

Abbiamo iniziato con un Franciacorta, ho insistito per berlo all’inizio perché avrei ben immaginato della triste figura che avrebbe fatto dopo gli altri presenti nel secchiello!

Vezzoli Nefertiti 2003 Dosaggio Zero.
A me piace molto, forse uno dei migliori franciacorta che io abbia mai bevuto, senz’altro il migliore nella fascia di prezzo sotto i venti euri.
Colore giallo paglierino carico, perlage molto fine, al naso una bella crosta di pane e lievito, poi fiori e mela. In bocca una gasatura leggerissima, mi pareva quasi un Saten, discretamente fresco, un bel corpo ed abbastanza persistente.

Champagne A.Jacquart & Fils 1996 Blanc de Blanc Brut.
Veramente buono! Colore oro carico, perlage più importante e persistente, bella schiuma che sparisce molto rapidamente. Un dosaggio leggero ed equilibrato rende grazia ad un grande vino in un ottima annata.

Champagne Isselé Pere et Fils Blanc de Blanc Brut N.V.
MORTO !!!! Grave danno al vino, probabilmente dovuto alla sclerotizzazione del tappo. Fatto stà che era totalmente fermo, buona la base di vino, ma così è decisamente non valutabile.

Mersault Poruzots 2005 Francoise et Antoine Jobard.
Colore giallo carico, al naso una espolosione di profumi, principalmente di frutta gialla e matura, io ci ho sentito anche una bella banana anche se non è stata percepita dagli altri! J In bocca è caldo, avvolgente, una enorme persistenza ed un corpo importante.

Chassagne-Montrachet Dent de Chien 2006 Morey-Coffinet.
Giallo paglierino scarico, al naso, più chiuso del Mersault, ho trovato più fiori che frutta, in bocca una bella freschezza equilibrava l’alcol ed il corpo, molto persistente anche questo.

Corton-Charlemagne Bonneau du Martray 1994.
Quando si dice un grande di Borgogna! Colore oro pallido, al naso un bouquet di profumi ampio ed eterogeneo, su tutti ci ho trovato pesca, albicocca ed ananas. In bocca ancora bello fresco, con un bel corpo ed una boccata avvolgente, infinito!

Lopez de Heredia Viña Tondonia Riserva 1981.
Colore oro carico, al naso ed in bocca era un “risotto ai funghi porcini”. E’ stata la prima volta in vita mia che mi sono trovato davanti un vino con queste caratteristiche, non di età, ma di profumi e sentori. Molto piacevole alla beva, grazie anche ad una bella acidità residua ed un discreto corpo, ma queste sensazioni di funghi e sottobosco, non le avevo mai trovate in un vino bianco. Detto da chi lo ha portato ha anche un ottimo rapporto q/p, perciò IMHO, è da ricercare!

Dr.F.Weins-Prüm Graacher Domprobst Mosel Riesling Auslese 2009.
Giallo paglerino con riflessi leggermente verdognoli. Belli gli idrocarburi che ti esplodono al naso, lunghi e persistenti. In bocca è fresco, caldo ed avvolgente, un leggero residuo zuccherino lo fa spettacolare con la robiola di Roccaverano che ci abbiamo abbinato, ma comunque non dolcissimo.

Fattoria Zerbina Pietramora 1998.
Bottiglia degustata alla cieca! Mai avrei detto che fosse stato un sangiovese! Mai avrei detto che fosse stato un vino di quasi 13 anni! Colore carico, quasi violaceo, profumi di frutta rossa fresca, frutti di bosco anche in bocca. Io ero convinto che fosse stato un qualche Merlot. Enorme lo stupore alla apertura della maschera.

J.M.Boillot La Truffiére 2001 Shiraz Languedoc.
Un vino buono! Pronto da bere anche da subito, si conferma ottimo dopo dieci anni di affinamento. Ottimo per l’abbinamento con carni rosse alla griglia ha un rapporto q/p strepitoso!

Last, but not least: Champagne Pierre Péters Les Chétillons 2002 Cuvée Spéciale Blanc de Blanc Gran Cru.
Giunto ultimo perchè arrivato materialmente alla fine, ma non potevamo lasciare inbevuto queste grandi, enormi bollicine, in senso figurato, non effettivo! Colore giallo carico, un bel perlage fitto e persistente, dosaggio equilibrato e corretto. In bocca è fresco ed esuberante, riempie la bocca con la sua vinosità e dura all’infinito!

18 luglio 2011

Combal Zero

Week End a Torino, non potevo farmi mancare una visita a Paolo Scabin ed al suo Combal Zero!
Un’impresa a trovarlo, il ristorante, dico, perché al contrario di quando ci andò VG, le foglie della vite americana che si arrampica sulle antiche murate del castello di Rivoli, Venerdì sera, erano verdi e rigogliose ed in più l’insegna era spenta perciò l’unica indicazione fruibile era il campanello, sempre se sapevi dove cercarlo!
Comunque, dopo una qualche telefonata, ma soprattutto grazie all’estrema cortesia del personale, la gentilissima maitre ci è venuta a prendere nel parcheggio, siamo riusciti ad accomodarci ad un tavolo apparecchiato sulla vista della città di Torino con l’illuminatissimo Corso Francia che sembrava una freccia che  indicava il paradiso! E rivolto al gusto, mai accostamento fu più azzeccato.
Scegliamo dalla carta delle acque una Sparea, che sgorga dalle vicine montagne, tanto, alla fine del pasto, sarebbe stato l’unico contenitore che ancora conteneva qualche cosa.
Nell’attesa dell’ordine vero e proprio ci viene proposto un aperitivo e tra le varie possibilità scegliamo un Gavi fermo ed uno Chardonnay Spumante, non ricordo il Gavi, preso da Manuela, ma lo Chardonnay di Maurizio Abbona, era veramente notevole, sapido e profondo con una elevata acidità che ben si è sposato sul successivo assaggio di benvenuto, Ostriche e Nervetti su salsa verde.
Il menù, semplice e per nulla pesante, era diviso in una proposta dello chef di, mi sembra, 7-8 portate, e 5 o 6 voci cadauno tra le Entrate, Primi Piatti, Secondi, Piatti Storici e Dessert.
Manuela non voleva riempirsi con tutta la degustazione e perciò ordiniamo alla carta.
Per lei due soli piatti, un risotto allo Zafferano con Burrata e salsa al Tartufo Nero ed un piatto formato da una scaloppa di Fois Gras più altre cose che non ricordo, comunque entrambi provenivano dalla lista dei piatti storici.
Per me un Uovo Cibernetico, ragione ultima del viaggio J , tutto è già stato detto ed aggiungo solo un aneddoto: quando Manuela ha visto la mia espressione al momento che me lo sono sparato in bocca, ha placcato il Maitre e lo ha supplicato di fermare tutto in cucina perché lo voleva assolutamente anche lei!
Si è bevuto perfino il bicchierino di accompagnamento di Vodka Beluga!!!
A seguire una Ganache di Cavolfiore, brodo di Stilton e funghi Finferli, definirlo sublime è dire poco.  La ganache, una specie di purè , veramente delicato, si sposava mirabilmente con il brodo di Stilton ed a fare da contrappunto i funghi Finferli davano consistenza al piatto.
Ho continuato poi con il Giro del mondo in 5 Minestre, una divertente ed al tempo stesso istruttiva, contrapposizione di gusti fornita dalle differenti culture e dalle differenti materie prime. Ottima l’Europa a base di cipolle e patate, interessante il Giappone con brodo di soia e tofu e l’Africa con banane e patate, stuzzichevole l’America con zucca, patate e fagioli neri, leggermente piccante, ma quella che più ho apprezzato è stata la Russia a base di rape rosse e panna acida, strepitosa per equilibrio e freschezza.
Molto buono poi il filetto di Fassona alla Torinese, impanato con grissini ed erbe aromatiche, appena un pelo troppo cotto per i miei gusti, ma di un sapore ed una morbidezza unici.
Come noto io non sono un appassionato di dolci ed ho preferito assaggiare una degustazione di formaggi che comprendeva un tris di varie stagionature di Robiola di Roccaverano, una splendida Toma di alpeggio ed un assaggio di Castelmagno “Blu”, a mio gusto leggermente forte, ma praticamente fantastico.
Abbiamo innaffiato il tutto con una splendida bottiglia di Barolo Brunate di Ezio Boglietti del 2000, io avevo scelto il 2002, ma purtroppo era terminataL! La nostra comunque era veramente valida, colore leggermente granato, non troppo intenso, al naso una bella viola appassita e poi, a seguire, terra umida, foglie di castagno e quindi un bel goudron. In bocca era caldo asciutto, ben bilanciato dai tannini veramente morbidi ed arrotondati. Un equilibrio, ma soprattutto, una persistenza infinita facevano diventare questa bottiglia un grandissimo ricordo!
Dai vari commenti letti sul web, sembra che Scabin  abbia tenuto un valido conto delle critiche e che abbia apportato le giuste modifiche:  non era presente l’amato/odiato menù “Creativo”, ma solo alcune selezione dei piatti che gli hanno dato la fama (peccato per ”L’Ostrica Virtuale” che volentieri avrei assaggiato, ma che non era presente in menù), molto buono e soprattutto competente il servizio in sala.


10 maggio 2011

Enoteca Uinauino

Provato, lo scorso Venerdì, il nuovo corso dell’ex Enoteca Parenti, ora Uniauino.

Il locale, pieno in tutti i posti, non è mutato molto dalla prima versione, un nuovo colore alle pareti, qualche quadro e nuovi lampadari, per il resto è un po’ come prima.

Il personale pieno di energia si prodiga dietro al banco e tra i tavoli con molta cortesia e preparazione.

Un primo esame agli scaffali evidenzia la scelta di proporre vini non usuali, e questo è un bonus, almeno per me, perche sono ormai stanco di trovare gli stessi vini un po’ dappertutto. Spero per loro che paghi perché comunque ho udito qualche lamentela, ma và detto che, anche se Castel San Pietro si spaccia per “città”, è e rimane un paese dove la cultura enologica è quanto mai ristretta ed atrofizzata, ed i “paesani” sono persone che fanno molta fatica a esplorare nuove vie, preferiscono la vecchia e sicura etichetta alla nuova incognita esperienza.

Passiamo quindi a sederci al tavolo dove continuiamo a bere lo champagne che avevamo scelto per l’aperitivo: Bernard Pertois Blanc de Blanc a Mesnil sur Oger, un ottimo vino che ancora non conoscevo, colore oro vivo, perlage finissimo ed in bocca una punta di evoluzione che ottimamente si sposa con il mangiare.

Cominciamo con un benvenuto : Cavolo e melanzana con alici e capperi, veramente stuzzichevole che fa venir fame.

A seguire io ho ordinato una battuta di manzo di razza Granda Piemontese di Zivieri con uovo a bassa temperatura, olive e capperi, sul fondo un pizzico di sale rosa dell’Himalaya. Veramente fantastica la qualità della carne e, se ben dosato, ottimo l’abbinamento con uovo , olive e capperi.

Come primi abbiamo scelto io dei ravioli di patate con spuma di uovo e zafferano con crostini di pancetta e Manuela una lasagna aperta con ragù di coniglio in bianco.
I ravioli riportavano un sentore di carbonara, forse per l’uovo e la pancetta, ma nell’insieme erano comunque un piatto originale ed appagante, ottima la salsa dell’uovo emulsionato con brodo.
La lasagna, forse un pelo meno originale, resta comunque un piatto saporito ed equilibrato, rustico, ma al tempo stesso non pesante.

Abbiamo continuato a bere con un Riesling secco del 2007 Donnhoff , veramente incantevole per profumi e complessità gustativa.

Per secondo io ho ordinato una pollastra cotta a bassa temperatura e poi arrostita con contorno di patata e friggione. Come per l’antipasto, da lodare la scelta delle materie prime, una carne bella soda, non ostante la tipologia di cottura, e molto saporita. Unico neo il friggione, Noi a Castel San Pietro ed a Medicina, siamo abituati ad un friggione un po’ più acido che rmane, a nostro avviso, meno stucchevole in bocca e più leggero, per quanto possa essere leggero un friggione!
L’altro secondo è stato un assaggio di salsicce di manzo di Kobe, allevato sotto la consulenza dell’Università di Veterinaria di Bologna e prodotto dalla ditta LEM di Toscanella di Dozza, servito con patata e cuori di carciofi. Cotta al rosa, mi ripeto ma vale il discorso precedente sulla grande qualità della materia prima e di questo bisogna darne atto alla nuova gestione.

Per finire un sorbetto al pompelmo, leggero e fresco in bocca molto, molto piacevole.

In sei, con un giro di aperitivi iniziali, due di Champagne ed una di Riesling, il conto totale è stato di € 295,00.

Imho un ottimo rapporto prezzo/qualità.

19 aprile 2011

Relais Galù

Visitato il 10/04/2011

E’ stata una impresa riuscire a trovarlo, sperso come è nella campagna di San Secondo Parmense, ma ne è valsa la pena.
Una delle prime domeniche di Aprile, quando già si pregustava l’estate, siamo partiti alla volta di questo indirizzo, segnalatoci dall’ottimo Farnese.

Il locale è ricavato nelle stalle di una costruzione contadina, ristrutturata da poco che accoglie anche una locanda, per chi non vuole sobbarcarsi il viaggio di ritorno dopo il pranzo, o peggio, la cena.

Noi, visto la stagione, abbiamo pranzato sotto il portico del fienile, all’aperto.

Abbiamo scelto il menù d
egustazione da cinque portate, ne esiste anche uno da sette, ad Euro 48,00 a testa.

Arriva un benvenuto della casa: Hamburger di crema di strigoli, Crocchetta di ricotta e crema di Asparagi tiepida con curcuma., un po’ particolare la curcuma, che non conoscevo, ma nel complesso un sapore equilibrato, grande il pane dell’Hamburger.

A seguire, forse il piatto del giorno, almeno per me: Baccalà mantecato all’olio su crema di tarassaco. Ancora un gioco di caldo freddo, dolce amaro, una consistenza piacevole ed un sapore equilibrato, ma soprattutto, appagante.

Continuiamo con: Tagliata di cavallo ai semi di finocchietto, salsa di tarassaco e crema di parmigiano reggiano. Ottima la consistenza della carne e piacevole l’abbinamento dei semi tostati con il parmigiano. Forse un po’ povera di sapore la carne, ma nel complesso un piatto giusto.

Primo piatto: Gnocchi di ricotta con bruciatini di pane e salsa allo zafferano con olio extra vergine. Molto buona la salsa allo zafferano, anche se nel complesso è stato il piatto meno appagante della giornata. Colpa forse della delicatezza degli gnocchi di ricotta, ma il palato era già ben carburato con i saporiti piatti precedenti e questo ha dato un momento di rilassatezza che non ci aspettavamo. Magari servito prima avrebbe figurato meglio.

Secondo piatto: Coniglio arrostito, cotto prima a bassa temperatura, su Indivia brasata, salsa di rabarbaro e polvere di lavanda. Per il sapore, insieme al Baccalà, sarebbe stato il piatto più buono della giornata, purtroppo non ci è piaciuta la consistenza della carne. Il coniglio, se ben trattato, non ha bisogno di bassa temperatura e qui,al nostro giudizio, ha patito nella consistenza della carne. Come dicevo invece per il sapore, Coniglio, Indivia, Rabarbaro e Lavanda, hanno insieme un sapore strepitoso, oltre che equilibrato, anche veramente appagante.

Non potevo andarmene da San Secondo senza assaggiare la “Spalla”. Ho quindi interrotto il degustazione ed ho richiesto un assaggio di Spalla di San Secondo, sia cotta che stagionata, con un piccolo assaggio di Parmigiano Reggiano. La cotta, se pur buona, non mi ha entusiasmato, preferisco altri generi di salumi cotti, mentre la stagionata ha poco da invidiare al più famoso Culatello. Veramente strepitosa, saporita, ma al tempo stesso delicata, favolosa in abbinamento al parmigiano di 36 mesi servito a lato.

Per finire, una crostatina di crema di latte con fragole e gelato di lambrusco. Dato che è nota la mia avversione al lambrusco, potete immaginare che non ho gustato il gelato, mentre era invece strepitosa la crostatina. Croccante e saporita, per nulla imbevuta, ricordava, alla lontana, un cannolo di Piana degli Albanesi mangiato anni or sono.

Bevuto a tutto pasto, Riesling Trocken 2006 di Marcel Deiss da viticultura biodinamica, un ottimo prodotto, grandi sentori varietali, dal colore oro carico, ma con una acidità fresca e piacevole in bocca, con una bella sapidità.

Due ottimi caffè a fine pasto e due chiacchiere con il giovanissimo chef, Sergio Preziosa, timido e riservato per quanto è bravo. Un passato alla scuola di alcuni tra i più grandi chef di oggi, Anne-Sophie Pic e Massimiliano Alajmo tra gli altri, un presente qui a due passi da casa nostra, un vero peccato non approfittarne.

Ah, dimenticavo, disturbo totale, in due, € 154,00 , comprensivi di € 35 per il vino.

15 aprile 2011

Bollicine a Le Giare

Siamo giunti in orario sulle colline di Montenovo di Montiano ed abbiamo trovato una bella apparecchiatura per la nostra degustazione di bollicine.

Dopo due chiacchiere iniziali con Claudio, siamo partiti con la prima coppia di vini che, mi sono dimenticato di dirlo, erano tutti serviti alla cieca:

P. Douquet Blanc de Blancs Brut
vs. Monterossa Satèn

Il primo vino che ci viene servito è di un colore oro pallido, con un bel perlage ed una buona acidità, non troppo dosato ed un discreto corpo.

Il secondo invece ha un colore paglierino chiaro, una acidità elevatissima, e poco corpo, è anche molto corto in bocca. Và detto che era decisamente troppo freddo. Infatti dopo circa un quarto d’ora, è cambiato notevolmente, allungandosi in bocca ed acquistando spessore.

Noi abbiamo battezzato come il Douquet il primo e Monterossa il secondo.

In abbinamento ci è stato servito:

IL MIO DRIPPING DI PESCI AL VAPORE

Una presentazione di pesci e crostacei con varie erbe di campo e fave fresche, delicato e piacevole, sopra tutti il merluzzo crudo con fave fresche e strigoli.

Seconda coppia di vini:

Ledru Brut Ambonnay Gran Cru
vs. Balter Riserva 2004

Il primo vino, di un colore più pallido, era decisamente poco buono, un grosso dosaggio, invadente, quasi alcolico, profumi inesistenti.

Il secondo di un colore più carico, sull’oro, appena servito era decisamente insignificante, dopo una buona mezz’ora, scaldandosi un po’, ha rivelato un buon bouquet di profumi, una buona acidità ed una punta di ossidazione che, se non esagerata, a me non dispiace.

Noi abbiamo battezzato come il Balter il primo e Ledru il secondo.

In abbinamento ci è stato servito:

LA TRIGLIA COLLEZIONE PRIMAVERA/ESTATE

Sapore e qualità della triglia strepitosa, servita in abbinamento ad una burrata, mi è sembrato, e ad un concentrato di pomodoro fresco. Unico appunto al cibo di questa sera, il pomodoro, a mio avviso era leggermente acido e con le bollicine non ci stava benissimo. Per l’occasione, mi sarebbe piaciuto di più un pomodoro confit, ma questo è il mio gusto personale.

Terza coppia di vini:

Gatinois Brut Ay Gran Cru
vs. Giulio Ferrari 1999

Il primo vino servito, di un colore oro carico, rivela al naso la sua provenienza, legno e vaniglia sopra tutti, poco perlage, una buona acidità ed un grande corpo.

Il secondo è stata, almeno per me, una rivelazione. Colore quasi rosa, bel perlage, un dosaggio perfetto, per nulla invadente, fresco, con una giusta acidità e perfettamente equilibrato

Noi abbiamo battezzato come il Giulio Ferrari il primo e come il Gatinois il secondo.

Vino della serata decisamente il Gatinois, Blanc de Noire NV importato dall’enoteca Burioli.

In abbinamento ci è stato servito:

LUMACHINE DI MARE "SCULACCIATE" E CROSTONI AL BERBERÈ

Dei conchiglioni di pasta ripieni di lumachine con una leggera besciamella e la salsa Berberè, piccante al punto giusto. La pasta cotta a puntino, al dente, era decisamente buona, la salsa appagante e saporita, peccato per la quantità!

Al termine della degustazione dei vini è uscito dalla cucina lo chef Omar con un bel buffet di spaghetti all’amatriciana, semplicemente perfetti con i quali i fratelli Ronzani hanno offerto un calice della loro Birra, ma io personalmente ho preferito finire il vino che mi era rimasto nei bicchieri e perciò non posso darne un giudizio.

Per finire, piccola pasticceria, al solito strepitosa.

Considerazioni finali

Una bella serata, con alcune note di merito per avermi fatto conoscere il vino di Gatinois che non conoscevo.

Ah, i vini, li abbiamo indovinati tutti!